La battaglia contro l’invasione di personaggi omosessuali nelle fiction di RaiUno non solo è sacrosanta, signora mia (vogliono farci credere che quella gente lì sia normale!), ma andrebbe persino estesa a casi meno eclatanti ma più subdoli di sovversione dei valori della famiglia, ancor più gravi perché diretti a colpire l’immaginazione dei più piccoli.
Prendete Winnie The Pooh, per esempio. Chiunque capisce che si tratti di una combriccola di invertiti, e che il bosco dei Cento Acri sia una specie di San Francisco negli anni Ottanta, Gomorra bucolica. Intanto sono tutti maschi (con l’eccezione di Kangu, che ha peraltro procreato fuori dal matrimonio, e forse persino con fecondazione artificiale). E poi sono una sfacciata sequela di macchiette gay tipiche ed esibite, senza il minimo tentativo di occultare le loro inclinazioni da parte degli autori: Pimpi è il gracile effemminato, Winnie che dice oh, rabbia pare il Serrault del Vizietto, Tigro è il tipico bear alla Village People e Tappo è la vecchia checca isterica. Ro, che pare il più normale, ha una riprovevole e precoce attrazione innaturale per Effi. E vendono il DVD nelle edicole, davanti alle scuole!
Vanity Fair