La mano de Dios

Francesco Piccolo diventò comunista al settantottesimo minuto di Germania Ovest-Germania Est dei mondiali del ’74, per via di un lancio in diagonale diretto a Sparwasser. Da quel momento cambiò la sua vita, e cambiarono i suoi rapporti familiari. È forse il racconto più affascinante delle storie di calcio raccontate in “La matematica del gol”, una raccolta di testi dedicati al calcio e ai mondiali pubblicata da Fandango assieme al DVD di un bel film di Umberto Nigri sulla guerra delle Falklands-Malvinas. Che c’entra col calcio?, direte voi. Oppure lo diranno quelli di voi a cui non dice niente “la mano de Dios”, il geniale crimine con cui Maradona vendicò appunto quella guerra segnando con una mano il gol che escluse l’Inghilterra dai mondiali dell’86.

Poi ci sono Antonio Dipollina che si diverte sulle tante leggende legate alla storia del calcio (le quattro traverse consecutive di Ronaldinho, l’età effettiva di Roger Milla del Camerun, Pelè che salta e rimane appeso al cielo), Marco Lodoli che celebra “Paolorossi”, Nicola Roggero che si inventa una storia geniale per spiegare come basti un batter d’ali di farfalla a far vincere una Coppa del Mondo. E Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport, che racconta la finale dell’anno scorso, e mette definitivamente per iscritto la cosa che pensiamo tutti, ma ci vergognamo di dire per paura di passare per vecchi nostalgici: nell’82 fu un’altra cosa.

Vanity Fair