Dreams are my reality

Nelle cose che ha detto ieri il presidente della Rai Petruccioli sul futuro rapporto dei palinsesti con i cosiddetti reality show c’è del buono, del cattivo, e del bizzarro (c’è invece solo dell’ottimo nelle sue parole contro i politici ai telegiornali).

Il buono è che in effetti i reality appaiono da un po’ assai in crisi di ascolti e di idee, e la loro novità come fenomeno televisivo e di costume è persa da un pezzo. Questo non esclude che domani qualcuno ne pensi di nuovo uno originale e divertente, ma al momento appare un po’ improbabile.

Il cattivo è che se vuoi fare davvero una tv migliore, fai una tv migliore: non stai a fare annunci solenni e demagogici sul fatto che “vanno eliminati i reality”. Mica ti crescono in soggiorno accanto al ficus. Se vanno in onda è perché qualcuno in Rai li ha approvati. Basta smettere, e fare altro. Oltretutto l’annuncio ha qualcosa di sgradevolmente demagogico, che accontenta il tic ipocrita per cui i mali del mondo risalirebbero ai troppi reality (magari). Ieri ci si è messa pure Fernanda Lessa, protagonista di reality, ad attaccare “certi programmi” – “c’è più dignità nel prostituirsi” – riuscendo a dire una cosa sgradevole per i suoi colleghi e per le prostitute insieme.

Le bizzarrie sono due, infine. La prima è il riferimento all’anno prossimo: per come funziona la Rai, Petruccioli e tutto il Consiglio di amministrazione potrebbero essere ancora lì nel 2011 o sparire il mese prossimo. E allora va’ a sapere.

La seconda è che la presa di distanza avvenga lo stesso giorno in cui i dati certificano come l’ennesimo tentativo di reality Mediaset – quello con la stalla – rischi la triste fine dei suoi recenti predecessori. Chissà che avrebbe detto Petruccioli, se fosse andato benissimo.

Gazzetta dello Sport