“Roberto Torre è un vigile urbano. Vive a Massa dal 1950. Quel 17 maggio ’72 si trova al bar Eden che è mattina. Riveste una delicata funzione pubblica ed è consapevole della portata della sua testimonianza, verbalizzata l’11 novembre 1997 dall’avvocato Gamberini. Ricordo con precisione la presenza di Piergiorgio Corchia, fratello maggiore di Paolo, di Massimo Lazzerini e di Ovidio Bompressi. Ricordo nettamente la presenza di Bompressi anche perché, oltre ad avere qualche anno più di me e degli altri, era una figura che consideravo molto matura e che a me aveva sempre dato anche un pò di soggezione. Mi colpì in quell’occasione, il fatto che esternasse così esplicitamente sentimenti che non gli avevo mai visto fare. Per l’avvocato Alessandro Gamberini, la presenza di Bompressi al bar Eden di Massa nella tarda mattinata del 17 maggio 1972 è incompatibile con la partecipazione all’omicidio e costituisce di per se una prova di alibi. Leonardo Marino racconta di essere partito per Torino alle 10, lasciando Bompressi in stazione ad attendere Luigi. Ma nel ’72 la tratta autostradale Parma-La Spezia è solo accennata, la via è tortuosa e difficile, piena di curve e burroni. Su questo punto, il giudice dell’Appello motiva il suo convincimento. La possibilità di raggiungere Massa in tre ore dal centro di Milano contrasta con la realtà della situazione viaria del ’72, prima della terminazione dell’autostrada della Cisa, quando la percorrenza di strade normali, ingombre di veicoli di ogni specie, impediva in concreto di percorrere tutto il tragitto.” (Daniele Biacchessi, Il caso Sofri)