Un, due, tre

Tre dischi consigliati ai lettori della Gazzetta

Bryan Ferry

Dylanesque

Il disco di cover di solito è il piede nella fossa del vecchio rocker. A qualcuno va bene, come a Rod Stewart, che vende montagne di dischi inascoltabili di standard jazz agli americani. Altri passano più inosservati, pur avendo provato qualcosa di più particolare: come Patti Smith che ha da poco pubblicato un disco di cover piuttosto bizzarre per lei.

Bryan Ferry fa eccezione: lui ricanta pezzi altrui da tempi non sospetti, poco successivi allo scioglimento dei Roxy Music. Nell’ultimo disco, poi, ha deciso di fare solo cose di Dylan, che aveva già frequentato in passato. E il risultato è più che dignitoso, con ottimi momenti che piallano un po’ le grandi ruvidezze dylianiane ma ne esce dell’ottimo pop da adulti.

Cesare Picco

Lightline

Tra i pianisti che si stanno facendo largo in spazi più pop e larghi, Picco è quello che osa di più, aggiungendo invenzioni e collaborazioni alla sua bravura con le tastiere. Questo gli permette di raggiungere pubblici più curiosi come quello giapponese, dove è trattato come una popstar. In “Lightline” si fa aiutare da un bassista, un batterista e un cambusiere elettronico, senza nulla togliere all’efficacia melodica delle sue canzoni. Nel disco, nessuno le canta, ma l’ascoltatore poi se ne va canticchiandole.

Morgan

Da A ad A

Morgan è con Daniele Silvestri uno dei più bravi cantautori italiani di quella generazione, schiacciata tra le ingombranti presenze dei loro predecessori con la ci maiuscola, e gli immaturi tentativi dei più giovani. Morgan è bravo. Fa pop-rock, e lo fa avendo studiato, citando, riprendendo e inventando: fa musica colta buona con le radioline. E pubblica dischi con il contagocce, solo quando gli sono venuti molto bene. Poi ha una nota e tormentata storia d’amore, che con la sua musica non c’entra ma invece sì: ma di quella potete leggere altrove.

Gazzetta dello Sport