From the paddle to the brace

I precedenti anche più illustri non mancavano. Qualche anno fa, fece il giro di internet un video di Berlusconi che si cimentava in una conversazione con il presidente Bush nella lingua di quest’ultimo, e il risultato era piuttosto imbarazzante per chiunque avesse un po’ di consuetudine per l’inglese, una delle tre “i” a suo tempo tanto sostenute dalla maggioranza di centrodestra. Poi, più di recente, in un video promozionale per il portale Italia.it (quello degli sprechi colossali e di colossale malfunzionamento), il ministro Rutelli fu lo spasso anche di chi l’inglese non lo frequentava, per l’enfasi con cui scandiva i termini evidentemente scritti su un gobbo di fronte a lui: “villages! beautiful! countryside!”. La pronuncia era esemplare ma l’esposizione tradiva una totale inconsapevolezza di ciò che il ministro stava dicendo.

Adesso è stata la volta di un altro ministro del centrosinistra, già proverbiale per il suo anomalo approccio alla lingua italiana: nel suo blog, Antonio Di Pietro ha pubblicato una versione in inglese del suo messaggio che somiglia a quegli scherzi che si fanno da ragazzi, quando per ridere si traduce “di corsa” con “of course”, e “hai un bel fegato” con “you have a beautiful liver”. Dice Di Pietro che lui è uno che “breaks the eggs in the basket” (rompe le uova nel paniere), che bisogna “reflect” (riflettere) e altre cose bizzarre riprese sul suo blog da Ivan Scalfarotto, uno che per lavoro frequenta le lingue a tempo pieno e che a un certo punto si è offerto al centrosinistra con le sue competenze sulla modernità e l’efficienza nelle aziende multinazionali e quelli hanno rifiutato. Probabilmente non ne avevano bisogno: ma potevano almeno chiedergli una consulenza sulla comunicazione internazionale del governo. Che poi ci prendono in giro (they take us around).

Gazzetta dello Sport