L’equilibrato parere di Renzo Guolo pubblicato oggi su Repubblica a proposito della questione “si deve parlare con Tariq Ramadan” è così equilibrato da essere totalmente condivisibile da chiunque, a meno di non essere scemi. E in questo è superficiale: nella pretesa che persone intelligenti come Hitchens e Berman – tra gli altri – non capiscano che dialogare e capire è sempre meglio. Bella scoperta.
Il punto è un altro, e Guolo lo tocca troppo rapidamente:
“Naturalmente occorre stabilire il grado di ambiguità tollerabile per chi parla a due mondi così diversi”.
E questo grado di ambiguità, con Ramadan è assolutamente intollerabile, tanto da rendere eufemistica l’espressione “ambiguità”. Il problema di Ramadan non è ovviamente nelle cose garbate e ruffiane che dice ai suoi pubblici europei di cui conosce le debolezze e i desideri, ma nella distanza da quelle che dice ai suoi pubblici islamisti, di cui conosce altrettante debolezze e altrettanti desideri. Confermata dalla sua elusività ogni volta che qualcuno preparato gliene chiede conto.
Come dice Hitchens, insomma, “parla con lingua biforcuta”. Tutto lì