Qualche giorno fa L’Unione Sarda, giornale quotidiano di Cagliari, aveva dato la notizia di un anziano pensionato sorpreso a rubare un pacco di pasta e un pezzo di formaggio in un negozio di alimentari, spinto dalla povertà e dalla fame. Il pensionato si chiamava Nicolò, il negozio era tenuto dalla famiglia Fenudo, che si era impietosita e non lo aveva denunciato, c’era anche una foto della strada.
La storia ha rapidamente fatto il salto dalla cronaca locale a quella nazionale, ripresa da tutti i giornali e i telegiornali. C’erano dentro mille temi consueti per l’informazione italiana: le difficoltà economiche del paese, la questione delle pensioni, il prezzo della pasta, l’animo compassionevole e solidale degli italiani in difficoltà: hanno anzi organizzato una colletta. Era come se i giornali avessero già la pagina pronta per accoglierla.
Solo che era falsa. Inventata da qualcuno, non si capisce se un cronista cagliaritano o qualcuno che gli ha fatto una telefonata. Ma successive ricerche da parte del Comune di Cagliari hanno mostrato che non esiste Nicolò, non esistono i Fenudo, e nemmeno la negoziante Valentina Camba. La foto? Era di un paese della Val d’Aosta.
Come qualche mese fa, con la storia degli albanesi che rubavano l’orologio a Bush (falsa), la notizia era troppo credibile per dubitarne. Adesso l’ordine dei giornalisti ha sospeso il giornalista e dichiara che questa storia mette in evidenza un rilassamento rispetto a una delle regole ferme della professione. Ma è un eufemismo: notizie non verificate come questa i giornali le pubblicano ogni giorno. Questa volta qualcuno è andato a controllare. E nessuno dice che persone costrette a rubare per fame ce ne sono purtroppo in tutta Italia: non sarebbe stata comunque una notizia.
Gazzetta dello Sport