Ieri è caduto il Governo, in una cornice di senatori che si ingozzavano, altri che si sputavano, e ministri che declamavano poesie, come Clemente Mastella. Che ha aperto il suo intervento leggendo piuttosto faticosamente dei versi, e dichiarando che questa poesia di Pablo Neruda denota il mio stato d’animo. L’anomala trovata è stata subito esaltata da tutte le notizie d’agenzia, dai siti internet e dai telegiornali: Mastella cita Neruda, Mastella declama una poesia di Neruda. Bene.
Ora, il fatto è che quella poesia non è del poeta cileno Pablo Neruda. Come hanno raccontato subito alcuni blogger, gli viene attribuita per sbaglio in molti siti internet, ma la bufala è stata già svelata più volte. La Fondazione Pablo Neruda, interpellata da un giornalista spagnolo, fece sapere a suo tempo che l’opera non le risultava: qualcuno poi spiegò in rete che quei versi sono di una meno nota poetessa brasiliana, Martha Medeiros. Perché siano stati attribuiti a un certo punto a Neruda, non si sa, ma è vero che la stessa cosa capitò anni fa con un’infantile e patetica poesia di addio alla vita attribuita a Garcia Marquez, e che lui non aveva mai scritta.
Comunque, entro la serata chiunque frequentasse internet era ormai informato del capitombolo (nel capitombolo) di Mastella. Lo stesso, quasi tutti i quotidiani (eccezioni a me note: il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport; il Giornale un po’ convalida Neruda, un po’ dubita) hanno pubblicato gran commenti sull’uso da parte del ministro uscente di una poesia di Neruda.
Solo poche righe per segnalare il tono trionfalistico con cui l’Espresso racconta di una mail personale di gratitudine per il suo sostegno scritta da Hillary Clinton all’ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: a dimostrazione degli intimi rapporti tra i due. Solo che la mail – ripresa dal fiero sito di Orlando – è una circolare, ricevuta da tutti coloro che si sono registrati sul sito elettorale della Clinton.
Gazzetta dello Sport