Dream of Californication

David Duchovny ha vinto il suo secondo Golden Globe come attore in una serie televisiva. Undici anni fa era stato per “X-Files”, con cui è diventato famoso in mezzo mondo e che era già alla terza stagione: questa volta invece gli sono bastate appena dodici puntate di “Californication” (per il gioco di parole, i Red Hot Chili Peppers hanno fatto causa, avendolo usato in un loro disco di qualche anno fa), una serie andata in onda alla fine dell’estate scorsa e diventata più popolare e di culto ogni settimana. “Californication” racconta le vite di alcuni personaggi della ricca borghesia creativa californiana (lui è uno scrittore, lei un architetto, la figlia un’aspirante rockstar), che investono molto del loro tempo e delle loro conversazioni su un tema assai trattato in tv, ma mooolto più esplicitamente: sesso.

Volendo banalizzare le ragioni del suo successo, si potrebbe dire che “Californication” crei l’inedita categoria “caserma per intellettuali”: però intorno c’è una storia (il tentativo di lui di riconquistare lei dopo la separazione, prima che lei sposi un altro), ci sono anzi diverse storie, e soprattutto dei dialoghi formidabili ed esilaranti. E se pensate di aver sentito dire di tutto, ormai, in tv: beh, non proprio tutto tutto. In Italia la trasmetterà Jimmy, dal 6 marzo.

Vanity Fair

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