È un bel film da architetti, Iron Man. Cioè, voi penserete sia un film di supereroi, tutto combattimenti, botti e acrobazie. E in effetti lo è: l’inizio, con l’aiuto di una vecchia canzone degli AC/DC, è col botto. Però ci sono dettagli elegantissimi qua e là, e non parlo solo di Gwyneth Paltrow quando ha i capelli legati (quando li scioglie, il parrucchiere glieli devasta). Le scie tracciate nel cielo da Iron Man ai suoi primi voli sono degne di certi progetti di Pier Luigi Nervi. La casa sulla scogliera di Malibu fa venire voglia di andare a vederla con la macchina fotografica, come i giapponesi (ma purtroppo non esiste: è stata disegnata per il film). E tra tutte le mirabilie moderniste esibite dal miliardario Tony Stark e dal suo gusto per la ricchezza, si può riconoscere la lampada Arco di Achille Castiglioni, uno dei molti vanti del design italiano. Poi il film è pieno di product placements più convenzionali: orologi, computer, automobili. Robert Downey jr. ripete la formula del supereroe-dal-volto-umano, come Tobey Maguire in Spiderman, e Jeff Bridges – assai invecchiato – fa il cattivo. Per il resto bùm bàm-bùm ba-da-bùm: i bambini si divertono.
Gazzetta dello Sport