Non basta essere vecchi (ovvero: come ti riduce la politica)

Costruire e proporre il “ricambio generazionale” dentro la politica italiana di sinistra – e dentro l’Italia intera – è faticoso e ingrato per quattro motivi su tutti gli altri:

– il primo è che corri il rischio di dare l’impressione a molti che stai lavorando solo per ottenere per te quello che è in possesso di altri, senza offrire niente di più valido;

– il secondo è che corri il rischio di darla a te stesso, quest’impressione;

– il terzo è che anche se non la dai, molti useranno e sfrutteranno quest’impressione ai tuoi danni;

– il quarto è che per smentire quest’impressione sei costretto a passare il tempo a criticare i difetti altrui e vantare i pregi tuoi, o dei tuoi.

Poi ci sono gli altri, motivi.

Che le generazioni precedenti hanno stravolto così solidamente i sistemi di riferimento, che chiunque di noi stagionati trenta-quarantenni sollevi un dito o un’obiezione, gli veine immediatamente costruita attorno la cornice di “spocchioso presuntuosetto”.

Che il rischio di diventare irrispettosi e spocchiosi è però dietro l’angolo.

Che le provocazioni sfacciate degli apparati dirigenti ti tentano continuamente a dire “andate a casa, cilatroni!”, invece di ciò che è giusto, ovvero: “grazie per tutto quello che avete fatto, davvero, e per la vostra generosità nell’anteporre gli interessi del paese ai vostri: ma cercate di ricordarvene”.

Che sai benissimo che la politica è difficile, e se ti mettessero in mano un ruolo domani combineresti dieci casini il primo giorno: e questo è normale, basta che tu te ne ricordi ogni volta che giudichi gli altri.

Che ti opponi a un sistema di ipocrisie dialettiche che trovi assurdo e che ti rifiuti di condividere: e qusto ti impedisce di combatterlo. Quello che ti rivolge contro assolute banalità come fossero argomenti a sfavore. Tipo: “non basta essere giovani eccetera”. Tipo: “ma dove sarebbero tutti questi giovani in gamba?”. Tipo: “ma che esperienze avete?”. Tipo: “non si può pretendere di avere tutto facile e pronto”.

Probabilmente fare politica in Italia significa proprio abbassarsi a rispondere a imbarazzante tono anche a tutto questo. Per esempio:

“Non basta essere giovani eccetera”: no, però aiuta. A parità di competenze e intelligenze, vent’anni meno consentono – e impongono – un’attenzione e una lucidità sulle cose del mondo e sul futuro che solo un’invidia presuntuosa può non far vedere. Fare quest’obiezione è come dire che per giocare bene a basket “non basta essere alti” a chi abbia criticato le scelte di un allenatore che ha formato una squadra tutta sotto il metro e sessanta. E abbia pure perso tutti i campionati.

“Ma dove sarebbero tutti questi giovani in gamba?”: la domanda è diventata un po’ fuori moda, visto che da quando si è cominciato a farla, un anno fa, la politica e i giornali hanno raccontato di centinaia di giovani in gamba in molti campi. Ma a chi voglia ancora farla, la risposta è: “ovunque, intorno a voi; se solo frequentaste il mondo e non solo quel che ne leggete sui giornali”.

“Ma che esperienze avete?”: e voi, sentiamo? Quando sento fare obiezioni sulle qualità intellettuali e politiche di giovani impegnati in politica, prima di tutto mi verrebbe da scorrere pubblicamente l’elenco dei nostri parlamentari e chiedere quali sarebbero quelle esibite dai nostri correnti rappresentanti. Perché la verità è che la domanda di prima dovrebbe essere capovolta in “non basta essere vecchi per fare bene politica”. Guardateli, e guardate il lavoro, e i risultati del 70% dei politici italiani maturi ed esperti – lo dico con ammirato rispetto del 30 – prima di venire a chiedere le credenziali a Ivan Scalfarotto, ad Alessia Mosca, a Lorenza Bonaccorsi, a Marco Simoni, a Irene Tinagli. Ma la verità è che la domanda è ipocrita: esperienze e capacità ce ne sono di formidabili, tra i trentenni italiani, e ne avete paura, o avete paura della vostra ignoranza.

“Non si può pretendere di avere tutto facile e pronto”: qui si ride. Facile e pronto. Abbiamo costruito decenni di conoscenza del mondo che metà dei ministri ombra se la sognano – parlo del mondo vero, quello del 2008 – e ci siamo fatti ridurre il paese a cui vogliamo bene e la sinistra a cui siamo affezionati una bagnarola di cui quasi vergognarsi e una specie di banco dei pegni. Facile e pronto questa cippa. Tutti a dire che l’Italia è in cenere e nessuno che apra a fare entrare i pompieri con i secchi, perché i pompieri sono inesperti e perché c’è ancora qualcosa da bruciacchiare.