Comportarsi bene

Scrivo due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra, se non che ho aspettato qualche giorno per cercare di non suonare precipitosamente polemico, e di non offendere nessuno.

La vignetta di Biani su Brunetta era brutta, e su questo mi pare che siano d’accordo quasi tutti. Secondo me era anche particolarmente odiosa e sgradevole, e anche se niente mi avvicinerà mai alla spregevolezza di chi l’ha attaccata strumentalmente per primo, penso anch’io che fosse pericolosa e degna di scuse. Non tanto perché suggerisse che qualcuno andasse a sparare a Brunetta – ma anche per quello: e chi alza le spalle si auguri di non doverne mai rendere conto – ma anche solo perché suggeriva che lo si potesse fare, e dava cittadinanza ai quei sentimenti, senza neanche essere spiritosa. Quanto alla vecchia e sciocca pretesa che “lasatira” sia per-sua-natura-bla-bla-bla, ne ho già scritto altre volte: è una pretesa di violazione delle regole di civiltà e umanità non diversa da quella che legittima sciocchezze incivili su internet (perché la rete bla bla bla) o che avalla crimini e abusi in guerra (perché la guerra bla bla bla). Ogni richiesta di esenzione cela pessime intenzioni. La satira è per sua natura satira, ma non violenza incosciente e irresponsabile, alibi di se stessa.

Di misura infinitamente meno grave è la questione della notizia della morte di Paul Newman, sulla quale – sulla notizia, non sulla morte – dico le mie impressioni. Sabato alle due del pomeriggio ricevo una mail da un lettore di Wittgenstein che mi fa notare come Repubblica.it abbia in apertura la notizia della morte di Paul Newman, unico tra i siti di informazione mondiali (sarà seguito poco dopo da Corriere.it). Il resto lo sapete. Da una parte, i siti di informazione americani che hanno atteso – benché fossero ormai di certo a conoscenza delle indiscrezioni uscite sui blog e della scelta dei due siti italiani – la conferma ufficiale, arrivata qualche ora più tardi, per dare la notizia. Dall’altra Repubblica e Corriere che – forti di una conferma ufficiosa ma ritenuta attendibile ottenuta da Repubblica qui in Italia – hanno scelto di darla subito, con il fin troppo palese desiderio di fare quelli che arrivano primi (desiderio testimoniato dalla titolazione successiva, sul sito e sul quotidiano, “Morto Paul Newman. La notizia anticipata dal sito di Repubblica”).
Ora, si potrà dire che Repubblica forse ritenesse del tutto certa la notizia, e i fatti le hanno dato purtroppo ragione: però mi chiedo se in questo caso il legittimo desiderio di arrivare primi non dovesse conoscere una particolare moderazione. per due motivi. Il primo è ovviamente la tragica delicatezza della notizia: associare la comunicazione di una morte che mette tristezza a tutti a un malcelato orgoglio da ambasciator che non porta pena, non faceva una buona impressione (il blog americano che aveva preceduto tutti senza dare dettagli o conferme, ha rapidamente ritirato il post di fronte alle proteste dei commentatori). Il secondo è che si trattava di una notizia attesa, prevedibile e prevista, di cui era ininfluente che noi lettori la sapessimo prima o dopo. È giusto che si corrano dei rischi di sbagliare per informare i cittadini eccetera, quando ce ne sono le ragioni e le concitazioni. Ma in questo caso ovviamente non c’erano.
Ho l’impressione quindi – mi perdonino quelli di Repubblica.it che sono stati bravi abbastanza da trovare la loro conferma prima di tutti (grazie a buoni rapporti) – che sia stato più saggio, professionale e dignitoso il comportamento di tutti i siti che hanno atteso la fonte ufficiale: l’occasione lo consigliava.

p.s. c’entra solo momentaneamente con la notizia su Paul Newman, ma qui c’è il notevole racconto di Linus – che sul blog è bravo quanto in radio – della sua rocambolesca giornata di sabato (grazie a Igor che me l’ha segnalato).

update del 2 ottobre: devo dire che quanto scritto sopra perde parecchio di valore e speranza di fronte al box su Repubblica di oggi che celebra un grande risultato di lettori del sito “ottenuto grazie all’esclusiva sulla denuncia di Emmanuel”, ed è illustrato con una foto del ragazzo Emmanuel pestato. Bene, cento di questi giorni

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