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Dopo quattro puntate andate in onda negli Stati Uniti, la nuova serie televisiva Fringe si è fatta notare per una notevole e inedita trovata. La serie è stata lanciata con grande impiego di mezzi come la nuova creazione di J.J. Abrams, “l’autore di Lost”. Il giudizio più sintetico e condiviso finora è che si tratti di “una specie di X-Files”, anche se sono notevoli le differenze. È la storia di un anomalo team di investigatori assemblato per affrontare una misteriosa grande trama internazionale che mescola terrorismo, tecnologia e paranormale. La scelta dei personaggi è eccellente, come già per Lost. C’è una poliziotta bionda tosta e incasinata, non bella abbastanza da perdere credibilità (ha un naso ipnoticamente tozzo) ma bella abbastanza quanto serve; uno scienziato pazzo tirato fuori da una cella di sicurezza dove è stato tenuto per quindici anni; il figlio dello scienziato, geniale giovanotto ex truffatore ed eclettico discepolo di suo padre, che ama e odia insieme.
Hanno un boss nero e severissimo, già visto in Lost, e un complice dell’FBI che nella traduzione in italiano perderà il suo formidabile fascino: la voce da uomo delle caverne in un corpo da ometto.
Però con Lost, con tutto il suo continuo rilancio di assurdità incongrue e inspiegate, sapevi che a ogni scena potevi aspettarti di tutto. In Fringe, il repertorio del paranormale è abbastanza familiare (lettura del pensiero, vita dopo la morte, diavolerie del genere) e la costruzione delle scene spesso prevedibile: vien voglia di andare avanti veloce, ogni tanto. Però c’è la grande trovata: a ogni cambio di location, la scritta che la descrive è solida e sospesa in aria in mezzo alla scena. Ecco. 

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