Quei cosi che facevamo all’inizio

Le presentazioni dei nuovi prodotti Apple da parte del suo fondatore, capo e guru Steve Jobs sono note agli addetti ai lavori come “messe cantate”. Non somigliano a nessun altro evento industriale del genere, perché il culto di cui gode la società è unico sul mercato. Si potrebbe dire che in nessuna istituzione – commerciale o no – la figura del capo sia così intimamente legata alle sorti dell’istituzione stessa: persino la Chiesa Cattolica sa sopravvivere a se stessa, a ogni morte di Papa.
Ma Apple è molto cambiata, e anche le messe cantate. Prima iPod e poi iPhone, con i loro successi, hanno spostato l’attenzione e i guadagni dai “tradizionali” computer ai lettori mp3 e i telefoni. E le messe cantate si sono moltiplicate: quella di ieri dedicata ai MacBook, i computer portatili, seguiva la precedente di appena un mese. Quindi si è assai ridotto l’effetto sorpresa e il successo delle messe cantate: le aspettative sono ogni volta più alte, ed è difficile sbalordirle ancora, soprattutto con i computer. Air, il leggerissimo ultracompatto lanciato qualche mese fa, è difficile da superare così presto.
Così, la messa cantata di ieri, è stata un po’ in sordina: non a San Francisco, ma a Cupertino, sede dell’azienda. In casa. E i nuovi portatili hanno diverse cose nuove per gli appassionati e i “geek”: ma gli utenti “normali” (ma esistono utenti normali del Mac?) noteranno solo che è sparito il tasto con cui si clicca, davanti alla trackpad. Ora si clicca direttamente con tutta la trackpad. È dura stupire ogni giorno.

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