L’eroe della storia è un prode combattente intenzionato a liberare la sua principessa prigioniera del castello. Ma le sue fatiche si moltiplicano, e ogni castello espugnato non è mai quello giusto. Man mano che avanza, però, la tensione si intensifica, e par di sentire i cuori dei due protagonisti palpitare assieme: uno nell’eccitazione delle battaglie, l’altro nell’attesa della salvezza e dell’amore.
Ma tra di loro, nessuno pensa ai tormenti nascosti del fedele servitore della principessa, che assiste alla ricerca e cerca di aiutarla, ma in cuor suo si sente inadeguato a tanto pericolo, e soffre della mancanza di qualcuno che lo conforti. Nessuno si accorge che quando l’eroe si avvicina, malgrado non possa dargli che una brutta notizia – “Grazie, Mario, ma la nostra principessa è in un altro castello” – il disciplinato guardiano ha un moto di sollievo ed emozione: aveva una paura fottuta a stare lì nel buio ad aspettare, da solo, con tutto quel fuoco e fiamme intorno. “Ho avuto paura di morire. Ma quando sei arrivato mi è tornato il respiro”.
Si chiama Toad. Ed è un funghetto. E la storia dal suo punto di vista è diventata una canzone. La storia è quella di uno dei più longevi e popolari videogames in circolazione, “Mario Bros”: quello dell’idraulico con i baffi che cerca la principessa e cominciò battendosi con il gorilla Kong. Poi divenne mille altre cose. Ma il personaggio di Toad ha appassionato John Darnielle dei Mountain Goats e una cantautrice americana che si chiama Kaki King: gli hanno dedicato “Thank you Mario but our princess in another castle”, una delle più belle canzoni di quest’anno.