La fine del mondo come la conosciamo

“Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”. Giornalisti e commentatori in tutto il mondo discutono di come raccontare, spiegare e far percepire ai lettori e agli spettatori l’attuale crisi mondiale. La recessione, la catastrofe finanziaria, la minaccia di una nuova depressione. “Le persone non si rendono davvero conto che cosa le aspetta, quanto è grave la situazione”, dicono soprattutto i cronisti italiani: quelli americani si aiutano sempre col famoso ’29, anche se un bell’articolo del Boston Globe ha spiegato che la “depressione 2009” sarà una cosa molto diversa, con tutti chiusi in casa sfaccendati a guardare la televisione e mangiare carne in scatola e cibi pronti.
Il fatto è che la sensibilità delle persone rispetto a potenziali catastrofi, in Italia, è stata devastata in questi anni da due tipi di esperienze. Il primo, banalmente, è quello – mai gridare al lupo – costituito dalla quantità quotidiana di allarmi, apocalissi, sciagure, pericoli, annunciati dai nostri media da anni. Vedrete che tra qualche giorno il paese sarà “nella morsa del gelo”, e per quasi tutti noi questo non cambierà una virgola delle nostre giornate, cappotti a parte. Eccetera. Siamo già sopravvissuti a ogni sciagura immaginabile e immaginata.
L’altro problema, ammesso che un problema sia, è che anche i grandi allarmi reali, anche le grandi crisi che rischiavano davvero di travolgerci, alla fine ci hanno risparmiato. Pensate a questi anni. Il Millennium Bug è stata una gigantesca e cieca sopravvalutazione. La tragedia dell’ex Iugoslavia “poteva capitare anche a noi”: e forse era vero, ma non è capitata. Il disastro argentino si sarebbe replicato qui, l’Italia era esattamente nelle stesse condizioni, pareva: ma non è successo. Persino il più devastante evento della storia recente del mondo, quello con il significato politico e storico più travolgente, quello per cui “niente sarà più come prima” – l’11 settembre 2001 – a noialtri nel nostro paesetto non ci ha cambiato la vita neanche un po’. A qualcuno magari sì, ma non necessariamente in peggio.
Siamo diventati così ricchi che nessuna crisi ci travolgerà davvero, dicono alcuni: al massimo diventeremo un po’ meno ricchi. Spiegalo ai poveri. Però è vero che se non riusciamo a figurarci che il nostro mondo crolli, siamo un po’ giustificati. Ci sforziamo, ce lo diciamo, fingiamo consapevolezza, annunciamo sventure. “Siamo davanti a mesi e mesi di sofferenze”: l’ha detto venerdì Mike Bongiorno, quello che era diventato celebre a forza di “Allegria!”. Ma oggi è una giornata di sole.

p.s. scrive giustamente Massimo: “Per non parlare di mucca pazza e SARS e influenza aviaria. Si prevedevano milioni di morti anche da noi”

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Un commento su “La fine del mondo come la conosciamo

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