Un tram chiamato desiderio

Milano è in mano a degli incapaci: e molti meglio di me potrebbero spiegarvelo a suon di questioni importanti e delicate. Ma io sono un semplice cittadino, come si dice, e riferisco delle mie piccole percezioni. Auto sui marciapiedi, brutture e mediocrità sparse, una miseria di iniziative pubbliche, cose così. Ogni volta che faccio un giro in città non posso credere ai miei occhi. Adesso che è natale, l’unica povera area pedonale è occupata da tendoni gialli di plastica che ospitano gli ambulanti, che sarebbero bocciati persino dall’assessorato al decoro di Baghdad, con rispetto parlando. Su Piazza del Duomo – dove anni fa furono tolti tra le polemiche le vecchie insegne pubblicitarie che ne erano ormai parte amata – troneggia uno schermo luminoso grande come un campo di basket, e un quarto della piazza è occupato da un impresentabile tendone rosso che ospita una mostra di storia del rock plurisponsorizzata. In Piazza del Duomo. Nella stagione normale, è tutto un tendone di raccolte di firme varie. Immaginate queste cose in piazza San Pietro.
Poi un tempo (sto qua da nove anni) dicevo che la puntualità dei mezzi pubblici milanesi era apprezzabile: temo di averlo scritto anche su questo blog, magari. C’era un orario per ogni fermata, ed era piuttosto rispettato. Beh, ieri alle sei – ora di punta – sulla linea 29/30 (circolare del tram, una delle principali) il tempo di attesa indicato era di 19 minuti. Mi sono incamminato verso casa a piedi (dieci fermate) e quando sono arrivato il tram ancora non era passato. Ieri sera dopo cena provo a prendere un altro tram: in pieno centro, sul pannello c’è scritto “16 minuti”. Sto per rinunciare, ma il tram arriva. Chiedo al conducente: “ma quindi non bisogna fidarsi delle indicazioni?”. E lui: “no”.
christramCammino in centro, e a ogni angolo di una città che non sarà mai bellissima (manca l’acqua, un fiume, un mare) ma avrebbe i suoi “salotti buoni”, c’è un obbrobrio approvato da qualche troglodita in qualche assessorato.
Insomma, con questo umore mi avvio verso casa, ieri notte, quando all’improvviso dal nulla – come in un film di Fellini quando passa il transatlantico – appare una visione.

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