Noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo

Più complicata è la decisione di chi fa i giornali quando si sa che sui bambini, sul loro dolore e il loro spavento, si combatte una guerra di propaganda brutale quanto quella delle armi. Basterebbe allargare l’obiettivo per inquadrare, attorno al primo piano di una vittima bambina, la ressa delle macchine fotografiche e delle telecamere. Morte amputazione e pianto di bambini vengono esibiti per guadagnare un consenso alla propria causa e una ribellione alle ragioni del nemico. 
E non ci si limita all’esibizione: si può spingersi, come volontari terzi e disperati confidano in privato, a esporre deliberatamente all’azzardo peggiore i bambini della propria stessa gente, e perfino a ostacolarne il soccorso per rincarare la rendita del lutto e della commozione universale. Il cinismo politico e il fanatismo religioso cospirano alla lugubre venerazione del martirio dei bambini. Fra gli uomini che ostentano i piccoli corpi esanimi ce ne sono che hanno auspicato e provocato l’orrore che si va consumando. Tutto questo si sa, nelle redazioni dei giornali. A tutto questo si pensa. Ma non può bastare. Non può indurre a tenere per sé gli occhi rossi e accantonare le fotografie che spezzano il cuore.

La gente di Israele e i suoi governanti ha un (provvisorio, minacciato, odiato) vantaggio nelle risorse possibili della forza e della ragione. Hamas bersaglia da anni case, scuole, strade di una popolazione civile israeliana cui è impedita una normale vita quotidiana. Hamas giura la distruzione di ogni cittadino di Israele e di ogni ebreo sulla terra. Hamas addestra ed esalta gli assassini suicidi. Hamas si serve vilmente degli scudi umani, predilige bambini donne e vecchi, tramuta moschee e pareti domestiche in ripari di armi e mine. Ma lo spregevole cinismo di Hamas libera Israele dalla responsabilità verso quelle donne, quei vecchi, quegli uomini, quei bambini? Che il mio nemico si nasconda dietro scudi umani mi autorizza a colpire? Potrò guardare quelle fotografie diffuse e ostentate dal mio nemico – una testa di bambina ingoiata dai detriti della sua stanza, gli occhi chiusi, la nera bocca spalancata a inghiottire la terra; tre piccoli cadaveri deposti su un pavimento di obitorio fortunoso, fratellini di Zejtun come messi a dormire vicini dopo una giornata di giochi, se non fosse per il sangue che ne allaga le vesti – con una commozione compensata dalla persuasione che non è colpa mia?

(Sofri, quello anziano, su Repubblica di oggi)