Il segno di Zoro

Poco più di un anno fa, a settembre, Diego Bianchi mise online sul suo blog il video che gli cambiò la vita. Si chiamava “Tolleranza Zoro, Prima puntata”. Zoro è il suo pseudonimo online, con il quale aveva già guadagnato un piccolo culto grazie ai suoi video di commento alle puntate del Grande Fratello dall’inizio del 2007. Ma con il primo episodio della serie “Tolleranza Zoro”, dedicato alla nascita del Partito Democratico e alla storia della sinistra italiana, Zoro fece il botto. Fu visto da decine di migliaia di persone che non avevano idea di chi fosse, ma si appassionarono alla sua sintesi romanesca e spiccia delle traversie degli elettori di sinistra. Ne scrivemmo su Vanity Fair, e se ne accorsero con curiosità anche molti di quelli che fanno cose in televisione. Quel video ebbe degli altri episodi dedicati alla tappe successive della vita del PD, e Zoro fu invitato nei talkshow e contattato per produrre qualcosa adeguato alla tv. Ma niente si concretizzò, fino a quando quelli di “Parla con me” non gli chiesero la cosa più ovvia e sensata: di usare nel programma lo stesso identico format che Zoro metteva online. Così da qualche mese “Tolleranza Zoro” ha una scadenza settimanale fissa ed è una delle cose più riuscite nei programmi tv del 2008: e la gente ferma Diego Bianchi per strada.

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