Non darlo a vedere

Se c’è una questione dentro cui stanno tutte le altre relative ai fallimenti e alle delusioni dei nostri tempi, è quella della vanità individuale scappata di mano a tutti. Mi capita di parlarne spessissimo, e ancora a Piombino l’altro giorno: la maggior parte dei guai e delle inadeguatezze delle persone nel nostro mondo è legata alla diffusione incontrollabile del bisogno di affermazione di sé e alla contemporanea moltiplicazione delle opportunità in questo senso. Ambizioni, progetti, obiettivi assai più nobili e importanti sono travolti e diminuiti in ogni campo da infantili e imbarazzanti ricerche di consenso e ammirazione a brevissimo termine. La frase che vado ripetendo noiosamente sempre è “siamo tutti vanitosi e competitivi, la differenza la fa quanto riusciamo a non darlo a vedere”.
Meriterebbe di parlarne più diffusamente, ma adesso la sto buttando lì per via della soddisfazione e meraviglia assieme di aver letto le stesse parole pronunciate da uno dei miei intellettuali di riferimento, l’autore di Doonesbury:

Look, all of us are narcissists to some degree, but most find it embarrassing enough to at least try to hide it

(Trudeau ne parla a proposito di Twitter, che è comparso da qualche settimana nella striscia, e in un testo dello stesso Trudeau, con qualche licenza: tutto riassunto da Fimoculous)

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