Più che un invito, un passaggio

Tutti mi chiedono sempre “ma chi sono?”. È irrilevante, dico io. O è fuorviante. Dalla candidatura di Ivan Scalfarotto alle prime primarie dell’Ulivo, all’aggregazione dei Mille, al lavoro per la creazione del PD, alla riunione di Piombino, sono sempre stati semplicemente quelli che ci stavano (io poi, a mezzo e saltuario servizio). Il progetto, i contenuti, sono via via diventati sempre più ricchi ed elaborati, assieme alla ricerca di un altro metodo, di un’altra politica, di un’altra sinistra, di un’altra Italia. Hanno detto a un certo punto che volevano una sinistra laica, moderna, democratica e di sinistra. Non gli pareva poco, e non gli pare poco. Adesso, di nuovo, vogliono allargare ulteriormente la partecipazione di chi ci vuole stare, e di chi vuole fare le cose. Ne discutono al Lingotto, a Torino, il prossimo 27 giugno. Chi sono? Un sacco di persone.

Siamo il Partito Democratico. Siamo un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Siamo un partito che nasce e cresce intorno a idee e valori condivisi, e che ha come primo obiettivo l’estensione di questa condivisione. Non modificando queste idee e questi valori, non contaminandoli con compromessi e contraddizioni: ma declinandoli in un progetto collettivo di progresso e di visione del presente e del futuro. E costruendo un consenso su questa visione. Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati. Non siamo la convivenza di obiettivi e interessi diversi, da far convivere e di cui fare commercio politico. Non vogliamo che questo progetto sia ostaggio di meccanismi e fallimenti i cui risultati hanno portato il centrosinistra italiano ai peggiori risultati degli ultimi vent’anni. Crediamo che contesti nuovi chiedano scelte nuove, crediamo nell’assunzione di responsabilità di chi viene sconfitto, e nell’assunzione di responsabilità di chi vuole superare le sconfitte. Noi vogliamo superarle, vogliamo cambiare l’Italia in meglio, e governarla. Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana. Sappiamo di essere in tanti, finora troppo trascurati e impotenti. Non andremo al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei DS. Ci andremo per darlo al leader del Partito Democratico e alle persone del Partito Democratico.

Un commento su “Più che un invito, un passaggio

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