Jimmy Donal “Jimbo” Wales (pronounced /ˈdoʊnəl weɪlz/; born August 7, 1966)

Questa conversazione con Jimmy Wales è sul nuovo numero di Wired italiano. Intanto, Wales ha diffuso una chiamata alla partecipazione al futuro di Wikipedia.

Stai contando i soldi?

Eh?

Leggo che la Wikimedia Foundation ha appena ricevuto mezzo milione di dollari dalla fondazione intitolata al creatore della Hewlett Packard…

Ah, sì, ma non li conto io. Sono già contati e destinati.

A cosa?

Adesso ci interessa molto potenziare l’infrastruttura di Wikipedia, sia quella tecnica che quella organizzativa. Le cose diventano più complicate man mano che si cresce. E poi stiamo investendo molto nelle edizioni di Wikipedia in lingue meno diffuse, soprattutto in Africa e Asia.

E secondo te come mai danno questi soldi a Wikipedia?

Credo che a convincerli sia l’opportunità di dare risorse educative accessibili a tutti.

Tu pensi che Wikipedia possa sostituire le didattiche tradizionali? Rimpiazzare i libri di testo?

Penso possa essere una parziale alternativa dove i libri di testo non ci sono, ma no, non sostituirli nelle scuole.

E però mio figlio dodicenne copia le ricerche da Wikipedia…

Guarda che le copiavamo anche noi, da prima che esistesse Wikipedia. E comunque anche copiare insegna qualcosa, e le cose da cui si può copiare – e imparare – oggi sono molte di più.

Ma tu cosa pensi quando di discute di come è cambiata la conoscenza, delle cose che non impariamo più perché tanto quando ne abbiamo bisogno sono lì a portata di mano? Fischietti, ti giri dall’altra parte?

È una questione in cui c’è del vero, ed è interessante, come ogni discussione sul cambiamento. Ma io sono un ottimista, e ti ripeto che il cambiamento indotto dalla straordinaria diffusione di informazioni è un progresso che vale l’eventuale perdita di competenze individuali.

Tra i differenti grandi successi di internet di questi anni (YouTube, Amazon, eBay, Skype, Facebook) Wikipedia è quello che si è mantenuto più simile nel tempo. Voglio dire, cresce il numero di pagine e informazioni, ma il servizio resta sempre uguale e non si arricchisce di funzioni nuove: pensi che sarà così anche in futuro?

Credo di sì. In fondo io ho sempre voluto fare un’enciclopedia accessibile al più grande numero di persone possibile, ricca e facile da consultare. Questa è la missione di Wikipedia, e quindi la crescita è data dal maggior numero di persone che riusciamo a raggiungere dal maggior numero di informazioni che riusciamo a offrire.

Mi chiedo cosa significhino fenomeni di collaborazione collettiva come quello di Wikipedia rispetto al dibattito più generale a proposito di come i grandi eventi siano frutto di grandi movimenti diffusi o di iniziative individuali straordinarie: il sapere è trasmesso da grandi esperti o da moltitudini di piccole conoscenze?

Io credo tutti e due. E guarda che anche Wikipedia cerca di tenere un equilibrio tra i diversi contributi, quello degli esperti e quello degli utenti comuni. Ho appena parlato a New York con una persona che sta lavorando alle pagine sulle lumache…

Sulle cosa?

Lumache, chiocciole, quelle viscide con la casetta nel guscio. Se ne sta occupando una professoressa universitaria esperta di lumache, ma la aiutano altri editor che non hanno competenze specifiche.

Ma a parte le lumache, hai un senso di responsabilità personale rispetto al ruolo di Wikipedia nel raccontare la storia, nel sostituirsi per molti lettori a lavori di storiografia più approfonditi?

Tieni conto che il racconto della storia è sempre stato un argomento molto delicato, e che la storia che ci è stata raccontata ha sempre avuto a che fare con chi ce l’ha raccontata. Quello che protegge Wikipedia è la franchezza e l’apertura del dibattito sui suoi contenuti: fino a che è così serio e responsabile le garanzie sono molte.

Anche quando si tratta di usi interessati o strumentali delle pagine di Wikipedia e di quello che dicono? Penso alla politica per esempio…

Guarda, ci sono cose che abbiamo fatto meglio e cose che abbiamo fatto peggio, ma sulla faziosità delle informazioni siamo molto attenti e prudenti, e credo che abbiamo messo in piedi un sistema molto protetto. Adesso abbiamo cominciato a lavorare con la verifica delle revisioni: ogni aggiornamento sarà messo online solo dopo una verifica.

Una bella rivoluzione…

Un esperimento, che ogni Wikipedia “locale” attuerà indipendentemente e con i tempi che ritiene (per quella italiana, al momento le opposizioni solo prevalenti e le forze per gestirlo insufficienti, ndr). Vediamo come va, che cosa succede, quali feedback riceve, come funziona. Ci vorranno due minuti o due giorni, per la verifica di una pagina? O due settimane? Come hai detto tu, abbiamo delle responsabilità.

Ma questa novità implica che il sistema aveva delle imperfezioni, finora?

Sì, in passato abbiamo dovuto bloccare delle pagine: adesso non sarà più necessario. E siamo orgogliosi di spiegare che – al contrario di quello che è stato scritto – Wikipedia sarà quindi più aperta, non meno. Tutti gli articoli che parlano di “limitazioni” sbagliano del tutto: è un’apertura.

Pensi che sarebbe stato meglio farlo dall’inizio?

Sì, ma ci è voluto tempo per sviluppare il software adeguato.

E se funzionerà, cosa vorrà dire?

Che l’apertura e la trasparenza funzionano quasi sempre meglio del controllo dall’alto.

Mai pubblicato errori con conseguenze di cui ti rammarichi davvero?

Ti devo dire di no: il sistema di Wikipedia implica che uno sbaglio sia molto meno pericoloso ed emendabile molto più rapidamente che non su un giornale, per esempio. Non è mai davvero un guaio serio o un pericolo per qualcuno.

In questo caso in effetti mi vengono in mente solo complicazioni minori: la tua pagina su Wikipedia dice che non si sa che giorno sei nato…

(Ride)

Che c’è da ridere? Che figura ci fate, un’enciclopedia che non conosce il compleanno del fondatore! Dice “Sources differ about whether he was born on August 7 or 8”.

È che sono nato il 7 agosto ma si sbagliarono e sui documenti scrissero “8 agosto”: io festeggio il 7, comunque.

E perché non correggi?

Io preferisco stare alla larga dalla mia biografia.

E sulle altre pagine intervieni mai?

Sto alla larga dalle cose controverse, che il mio intervento rischierebbe di renderle ancora più controverse. Ma su alcune pagine mi capita di scrivere, sì.

Lo sai chi è Beate Eriksen?

Chi?

B-e-a-t-e Eriksen…

Ah, sì! Lo so da una settimana. Un’attrice norvegese. È stata la nostra tremilionesima pagina su Wikipedia in inglese, festeggiata da poco, appunto. E sai cosa?

Dimmi.

Suo zio è Stein Eriksen, uno sciatore campione olimpico negli anni Cinquanta che poi si è trasferito negli Stati Uniti. E ogni anno io andavo a sciare in questo Eriksen Lodge nello Utah e mi chiedevo chi fosse questo Eriksen… L’ho scoperto ora, leggendo la pagina su sua nipote.

Vedi che serve, Wikipedia?

Puoi dirlo.

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