Ognuno ha la sua croce

Nella discussione sul crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche c’è un altro argomento che mi pare del tutto campato in aria. Ed è quello per cui la sentenza che chiede di rimuoverlo servirebbe a tutelare i bambini di altre fedi religiose (o di nessuna), che si porta dietro quindi tutta una serie di obiezioni altrettanto insensate (l’argomento sta dentro la sentenza stessa, che ha maggiori doveri sui principii). Oggi ne scrive tra gli altri Vito Mancuso su Repubblica, sostenendo in sostanza due cose: che i simboli fanno bene, meglio di un muro spoglio, e che anche i non cristiani traggono arricchimento dal confronto con una fede diversa. Sulla seconda cosa Mancuso cita l’opera in questo senso di Feuerbach, Nietzsche e Bloch, che come paragoni di riferimento per l’esperienza dei bambini in età scolare mi sembrano piuttosto azzardati.
Perché la mia impressione è che invece come al solito gli adulti stiano giudicando con criteri e competizioni proprie una cosa che è vissuta in modo completamente diverso da chi va a scuola. Non solo tendo a escludere che i ragazzini delle medie si confrontino col crocefisso in modi simili a quelli di Feuerbach adulto, ma io credo che per la quasi totalità di loro la presenza del crocefisso sul muro sia irrilevante. L’idea del bambino che è formato nella sua crescita e nel suo rapporto col mondo dal crocefisso appeso a un chiodino è un’idea davvero ingenua e ridicola. Non è per salvaguardare i bambini di altre fedi che stiamo discutendo di togliere il crocefisso, né pensiamo che invece sia giusto tenerlo perché fa bene ai loro colleghi cristiani o anche a tutta la classe: sai cosa gliene importa, e quanto gli cambi l’educazione.
Ne stiamo discutendo rispetto a quello che ne pensiamo noi adulti, né più né meno di come ne discuteremmo se si trattasse di tribunali invece che di scuole: nel peggiore dei casi perché siamo in guerra permanente contro la fazione opposta, qualunque essa sia; nel migliore perché pensiamo che uno stato laico non abbia ragione al mondo di avere nei suoi spazi pubblici un simbolo così ingombrante, o viceversa perché pensiamo che il suo ingombro fisico sia simbolicamente trascurabile da uno stato laico. Io per esempio penso entrambe le cose, e propendo per la prima solo perché penso che il nostro stato non sia di fatto così laico e quindi lo si debba aiutare in questo senso, anche simbolicamente.
Ma i bambini se ne fregano.

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Un commento su “Ognuno ha la sua croce

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