Precedenti

Corrado Augias su Repubblica ricorda una sentenza di Cassazione del 2000 sul crocefisso in un seggio elettorale.

La Sezione IV penale valutò, ampiamente argomentando, che la presenza del crocifisso, elemento distintivo di una religione, viola l’art. 3, comma 1 del testo costituzionale. Pertanto la richiesta di esporre i crocifissi in edifici pubblici non solo era illegittima, ma anche incostituzionale. Si è cercato poi di giustificare la presenza di quel simbolo depotenziandolo, riducendolo (come anche fa il signor Stillo) al ricordo di una tradizione, di una cultura. Un escamotage quasi blasfemo. Il crocifisso o è il segno tragico di una grande religione o è un cadavere appeso a un patibolo. Interessante il ragionamento della Cassazione: «Neppure è sostenibile la giustificazione collegata al valore simbolico di un’intera civiltà o della coscienza etica collettiva e, quindi, secondo un parere del consiglio di Stato 27/4/1988, n. 63, “universale, indipendente da una specifica confessione religiosa”. In altro ordinamento dell’unione europea s’è ritenuto, viceversa, una sorta di “profanazione della croce” non considerare questo simbolo in collegamento con uno specifico credo (Bundes Verfassungs Gericht, 16 maggio 1995) che ha dichiarato illegittima l’affissione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche della Baviera per l’influenza sugli alunni obbligati a confrontarsi di continuo con siffatto simbolo religioso». Non si tratta quindi di sottovalutare la religione, al contrario di dare a tutte le religioni (e all’assenza di religione) il peso che meritano, tanto più in un’Europa diventata plurale.

Pochi centimetri più in basso, Michele Serra riassume i concetti elementari del dibattito:

Le reazioni sconcertate e offese dei cattolici italiani contro la sentenza della Corte europa che chiede di levare il crocifisso dalle scuole pubbliche sono comprensibili. Per alcuni aspetti (per esempio il timore di uno sradicamento culturale traumatico, e imposto “dall´alto”) anche condivisibili. A patto sia chiaro che la Corte europea, sotto il profilo dei princìpi, ha totalmente ragione.

Altre cose:

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