“per le emergenze o le celebrità… sono tutte e due!”

Il dibattito sulla cultura dell’emergenza è antico, e diventato fuori di moda. Abbiamo avallato l’idea di essere in emergenza continua (la mafia, il terrorismo, la corruzione, le catastrofi) e che questo consenta deroghe sistematiche alle regole, in nome dell’emergenza.
Naturalmente che l’emergenza debba consentire delle elasticità e quali è una questione seria: il problema, soprattutto in Italia, è che le elasticità non diventino consuetudine o precedenti buoni per dichiarare emergenza qualunque condizione. E questo è l’argomento di chi contesta qualunque tipo di deroga. Io credo che sia un problema irrisolvibile, in cui ci sarà sempre una contraddizione da affrontare cercando di limitare i danni.
Adesso ci risiamo con la pandemia. Si devono ottenere  i vaccini rapidamente: cosa si fa con le regole d’appalto delle forniture, con le richieste di verifiche e controlli, con le regole?

Il contratto appare, dunque, troppo favorevole alla casa farmaceutica per non destare sospetti nella Corte, che avanza le sue obiezioni al ministero di Sacconi. La risposta del ministero arriva e chiarisce il contesto nel quale è stato firmato il contratto. E cioè in condizioni di «somma urgenza» (lo stato di pandemia è stato dichiarato dall’Oms solo l’11 giugno 2009) e quindi va considerato «ineludibile e necessitato sia per quanto riguarda le modalità e condizioni, sia per quanto riguarda la scelta del contraente».

(il titolo del post è una citazione)