Il sangue dalle rape

Quante volte l’ho letto negli ultimi cinque-sei anni, caro Giuliano questo tuo editoriale su Berlusconi che dovrebbe risollevarsi, dare un colpo d’ala, rimettere in riga tutti e tutto con una sua iniziativa à la Berlusconi, e guidare il Paese verso un ancora possibile luminoso futuro di riforme?
Non esiste, quella cosa lì: non è mai esistita. È stato un abbaglio. Ti ha fatto divertire, ma altro non c’era: non ha nemmeno cambiato un bel niente, guardati intorno. Le stesse ipocrisie e inettitudini di prima hanno solo colori più pacchiani. Se i miei consigli valessero qualcosa ti direi di emancipartene, dolorosamente quatto quatto, e semplicemente non raffigurare più una cosa che non esiste e non è mai esistita. Se i miei consigli ti conoscessero ti direi che si può anche rinunciare così, che non è necessario scrivere quattro pagine, un giorno, per dire a tempo scadutissimo “è stato un abbaglio”, raccontando particolari pittoreschi e appassionanti, e trattando tutto come un contatto con la CIA qualunque. Anche se ci divertiremmo.
Ci sono quelle storie in cui l’aviatore europeo arriva con l’aeroplano nel villaggio di indigeni amazzonici, e loro lo adorano come un Dio, perché ha fatto un numero che non si era mai visto. E tutti sono contenti. Poi un giorno gli chiedono di far cessare una malattia che li stermina, e lui non è capace. E loro non capiscono come mai, e gli dicono “rifacci quel numero dell’aeroplano”, magari funziona. Ma gli si è pure rotto l’aeroplano.
Era un semplice aviatore, bravo a fare le capriole. Non c’è mai stato nient’altro.

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