Le parole giuste

Da tempo noto come la soglia di attenzione critica nei confronti di tutto ciò che si propone di innovare in politica sia molto più alta di quella nei confronti dello status quo. A ogni voce nuova che fa nuove proposte sembra di sentire un grande coro di “ma chi sei? ma da dove vieni? e questo lo sai fare? e questo?”. L’asticella per ogni nuovo progetto o potenziale portatore di idee è sempre alta il triplo che per coloro a cui siamo abituati: ci sembra di trattarli con rassegnato sdegno, invece di fatto li trattiamo con indulgenza premiante. È anche perchè seghiamo le gambe a ogni novità interessante che le vecchietà fallimentari sopravvivono. Ce le vogliamo tenere, siamo conservatori. Il bicchiere è sempre mezzo vuoto, per chi è appena arrivato.
Vabbè, l’elencazione di metafore (asticelle, bicchieri) diventa noiosa. La metto quindi con le parole di Michael Steele, il leader nero dei Repubblicani americani, che ha sottolineato come un simile percorso a ostacoli (daje) riguardi i neri nella politica americana: “abbiamo meno margine di errore”.
Il meccanismo psicologico è lo stesso: devi dimostrare di più, perché sei nuovo, o perché sei nero (quindi nuovo). La richiesta è giusta, quello che è sbagliato è che sia un ultimatum autolesionista: “se non sei da subito bravo il triplo di quelli che abbiamo, ti snobbiamo e ci teniamo quelli che abbiamo”. E vedi come stiamo messi.

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3 commenti su “Le parole giuste

  1. roberto alajmo

    Facciamo così, Luca. Sono talmente tanto e tanto spesso d’accordo con te che d’ora in poi ti scrivo solo quando non lo sono.
    PS: Per la storia dell’Inter, ti ho già perdonato.

  2. tuscanfoodie

    io penso spesso a questo: t’immagini un Bill Gates, un Jeff Bezos, o i teppisti fondatori di Google in Italia? Te li vedi creare le loro compagnie in Italia, andare in banca a chiedere un prestito? Te li vedi ottenerlo? Non te l’immagini eh? Neanch’io.

    Non e’ solo la politica in Italia. E’ tutto il sistema che si basa solo su cooptazione.

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