Katyn, aerei che precipitano, Sikorsky: vecchie storie e coincidenze

Era quasi la mezzanotte del 4 luglio del 1943 a Gibilterra: un Liberator della Raf si stacca dalla pista, passano pochi secondi e il buio dell’ oscuramento è squarciato da un’ esplosione. L’ aereo si è schiantato in mare. Un solo superstite su quel volo diretto a Londra: tra le vittime il generale Wladyslaw Sikorski, primo ministro del governo polacco in esilio e comandante in capo delle forze armate del suo Paese schierate al fianco degli alleati nella guerra contro il nazismo (…) aveva giurato di difendere la causa nazionale polacca, opponendosi ai piani di egemonia sovietica e quindi mettendo in pericolo le relazioni del tempo tra Mosca e Londra. E aveva sfidato Stalin chiedendo un’ inchiesta sulla strage degli ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, compiuta dai sovietici che cercavano di attribuirla ai tedeschi.

L’aereo con a bordo il presidente polacco Lech Kaczynski, è precipitato mentre era in fase di atterraggio all’aeroporto militare di Smolensk, nella Russia occidentale. Nello schianto del Tupolev-Tu 154 non è sopravvissuto nessuno dei 132 passeggeri. Il presidente polacco stava andando con la moglie Maria a Smolensk. Con la delegazione di Varsavia avrebbe fatto tappa a Katyn per rendere omaggio alle vittime dell’eccidio di 22mila soldati polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski ha fatto sapere che il fratello del presidente, l’ex premier Jaroslaw Kaczynski e attuale leader del Pis, non era a bordo dell’aereo come si era pensato inizialmente. Sikorski ha aggiunto che il fratello del presidente “ha pianto” quando ha appreso la notizia della sciagura. “E’ stato mio triste dovere – ha detto Sikorski – informare della tragedia il premier (Donald Tusk), il presidente del Sejm (il parlamento, Bronislaw Komorowski) e Jaroslaw Kaczynski”.

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