Stewart Brand e il futuro della Terra

Questa intervista con Stewart Brand, tecno-ecologista di cui Codice ha appena pubblicato in Italia “Una cura per la terra” (qui il capitolo sul nucleare) e che è in questi giorni in Italia, è pubblicata sul nuovo numero di Wired.

Dopo polemiche, dubbi e scettiscismi, siamo arrivati alla condivisione di una verità comune sul riscaldamento globale? Il modo in cui viene raccontato è corretto?

La spiegazione pubblica generale – quella dell’IPCC – è accurata. Rimane molta incertezza per gli aspetti scientifici: può svilupparsi più lentamente o più velocemente di quello che ci aspettiamo. Ma niente può far pensare che il riscaldamento globale non ci sarà. Sarebbe una notizia stupenda se si avviasse qualche meccanismo di compensazione, ma ogni anno che passa, coi dati che abbiamo, il processo sembra sempre più inevitabile.

Nel libro parla spesso degli “ambientalisti” come se lei non fosse uno di questi…
No, lo sono da quando avevo dieci anni e adesso più che mai. Ma credo che dobbiamo pensare alla conversazione dell’ambiente in un modo diverso dal passato.

Secondo lei c’è ancora un futuro politico per i movimenti Verdi?
Non lo so proprio. Secondo me I Verdi avranno delle chance nei prossimi anni se appoggeranno l’energia nucleare, i raccolti transgenici e la bioingegneria come mezzi fondamentali per ottenere dei risultati Verdi.

In Germania e Francia hanno saputo reinventarsi, in Italia no. Negli Stati Uniti?
Magari l’Italia saprà reinventare il movimento Verde in un modo più appropriato a questo secolo e ai suoi problemi. I Verdi americani vanno bene, e mi rallegro che siano più disponibili a discutere di temi come il nucleare e I raccolti transgenici.

Mi spiega la sua divisione in tre categorie di ambientalisti?
I Romantici, che trattano I problemi come tragedie incurabili. Gli Scienziati che cercano di capire cosa siano esattamente I problemi. Gli ingegneri, che li risolvono. Io penso che gli ambientalisti debbano mantenere le loro emozioni per la natura, ma anche aderire completamente agli approcci di scienza e ingegneria per ottenere soluzioni concrete.

Sembra me e mia moglie: dice che ce la possiamo cavare?
Certo: informatevi sui siti scientifici e leggete le riviste come Science, Nature e New Scientist.

Lei è un grande ammiratore delle città e del modo in cui migliorano le vite delle persone: ma non trascura tutti i consueti lati negativi delle realtà urbane? Povertà, stress da lavoro, relazioni limitate, inquinamento…

… e il crimine organizzato, il lavoro infantile, le malattie (comprese le epidemie). Nessun paese incoraggia l’urbanizzazione, e alcuni la scoraggiano: eppure ogni settimana un milione e duecentomila persone si trasferiscono in città in cerca di opportunità e lo hanno fatto per decenni. Tutti volontariamente. Immagino che sappiano quello che fanno.

Beh, questo potrebbe valere per qualunque scelta. Facciamo molte cose in molti, sbagliando.
Ok, I loro figli ritornano in campagna? No. I loro cugini rimangono in campagna? Per lo più no. Questo mi fa pensare che le loro esperienze urbane siano soddisfacenti.

Perché dice che le donne hanno un ruolo peculiare nella crescita dell’urbanizzazione?

Perché ne sono un traino. In città le donne possono trovare un lavoro, ottenere un’educazione e liberarsi di un cattivo marito. Migliore assistenza medica e migliori scuole per I loro figli. Ogni donna che lotta per questo migliora la sua situazione e le città stesse.

Parla bene persino delle baraccopoli e del modo in cui aiutano le comunità…
Le città generano ricchezza. Anche nelle baraccopoli, si dà il caso. Le terribili condizioni in cui vi si vive migliorano col tempo quando le persone gradualmente diminuiscono il loro grado di povertà e I governi si fanno carico di fornire le infastrutture di base: acqua, elettricità, fognature.

Davvero? Non tutti la pensano così.
Gli esperti di cui mi fido io dicono che le baraccopoli uccidono molta gente, ma ne guariscono di più di quanta ne uccidano. Guariscono la miseria.

A cosa si riferisce quando parla di un ritorno alla “vita naturale”?
Lo scrivo nel capitolo “Il giardinaggio è tutto” del libro. Ormai non esiste un solo posto sulla Terra esente dalle attività umane, spesso dannose. Ma per sopravvivere dipendiamo da sistemi naturali intatti: quelli che chiamo “infrastrutture naturali”, oceani salubri, clima stabile, fiumi che scorrono puliti fino al mare, ricca biodiversità, eccetera. Ci siamo presi il ruolo di badanti della Terra. Possiamo farlo bene o male, ma non abbiamo più scelta se farlo o no. Farlo bene è quello che chiamo “giardinaggio”.

In un capitolo spiega di essersi convinto che chiunque sia preparato sul nucleare è favorevole al nucleare: ma quindi tutti gli argomenti contro sono infondati?

Sono rimasto impressionato da quanto siano esagerate molte delle accuse contro il nucleare. Le radiazioni sono molto meno pericolose di quanto mi era stato spiegato. L’eliminazione delle scorie è facile e normale, gli Stati Uniti l’hanno fatto nel New Mexico per più di un decennio senza problemi.
L’energia nucleare è certamente più costosa del carbone o del gas naturale, ma anche l’eolico e il solare lo sono, e alla lunga costano più del nucleare. Gli stati devono tassare I combustibili – carbone, gas, petrolio – oppure siamo cotti.

Perché ha cambiato idea sul nucleare?
Appena ho cominciato a occuparmi seriamente del cambiamento climatico, mi sono dovuto occupare seriamente del nucleare. Appena ho studiato le cose attentamente, ho cambiato opinione. È successo a molte persone.

Come mai sul nucleare la destra è più aperta della sinistra?

La destra disprezza le persone di sinistra e i loro amici ecologisti, quindi appoggia quel che la sinistra contesta, il nucleare. Altri semplicemente sono aperti agli argomenti razionali a favore del nucleare.

Da dove viene tutta la sua fiducia nel progresso tecnologico e scientifico? Non ci sono rischi nel nucleare, non ci sono rischi nell’ingegneria genetica, non ci sono rischi nella geoingegneria?

La scienza aiuta a capire qual è il livello di rischio, e la tecnologia permette di orientarlo nella direzione migliore. Non esiste niente che non presenti rischi. Ma ora il rischio maggiore viene dal non fare niente, e aspettare che il cambiamento climatico ci travolga.
La geoingegneria è rischiosa, certo. Infatti dobbiamo fare sperimentazioni su larga scala sulle diverse tecniche, in modo da sapere che diavolo stiamo facendo se decidiamo di usarle.

Come mai le molte soluzioni per la terra che propone non vengono sviluppate?
Molte lo sono. La biotecnologia si sta sviluppando rapidamente. C’è un ritorno del nucleare. Gli ambienti naturali vengono protetti e ricostruiti. Le città crescono e diventano più umane. Lo sfruttamento delle fonti energetiche incoraggia il risparmio e l’efficienza. La cosa più importante che non abbiamo ancora fatto è tassare il carbone.

Cos’è che la rende così ottimista, in un tempo di pessimismi, catastrofismi e allarmi permanenti?
Ho assistito da vicino a molti successi tecnologici rapidi e benigni: I computer, il Web, I telefoni cellulari, I videogiochi, e la biologia. Sono esperienze che incoraggiano l’ottimismo.

Una delle sue obiezioni alle paure del nucleare – che gli uomini si adatteranno e troveranno nuovi modi per sfuggire ai pericoli attuali – si può usare anche rispetto al riscaldamento globale?

Penso che possiamo adattarci a un aumento delle temperature che non superi i due gradi. Con cambiamenti più improvvisi e forti, è molto più improbabile.

Che suggerimento darebbe a chi legga questa intervista o il suo libro e dica “ok, da dove comincio?”?

Lavorare con I progetti locali di ripristino degli ambienti naturali. Oppure occuparsi di biologia artificiale.

3 commenti su “Stewart Brand e il futuro della Terra

  1. ro55ma

    Ribadisco: diffondere nelle scuole e a tutti i partiti chiedere di scrivere tre cose a favore tre contro se ne hanno le p…e. Non succederà, continueremo a tirarcela gardandoci l’ombelico e fottendocene che pantalone abbia finito il money con il quale ci siamo permessi di arrivare fin qui in questo modo: solisorridenti (sulle decalcomanie) – proteste e condanne senza se, senza ma e senza testa e bruciamo gas metano per fare elettricità con cui accendiamo il boiler… da urlo!!

  2. Hytok

    Quest’intervista mi da i brividi (di sdegno). Consiglio a tutti di guardare l’inchiesta di Iacona sul nucleare andata in onda un paio di settimane fa, la trovate su Youtube.

  3. bstucc

    Che delusione, Witt. Come se non si sapesse che da dieci anni le temperature medie non solo non aumentano, ma sono in decrescita?
    Scusa Witt. ma tu sapresti spiegare alla famigerata casalinga di Voghera, (o era il lattaio Milwaukee?) cos’è il forcing factor?

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