Orfani di una retorica

Invecchio, e mi commuovo sempre più spesso, soprattutto al cinema, dove sopporto sempre meno di vedere film con gente che sta male. Ma mi capita da diversi anni, invecchiamento molto precoce, e forse di più da quando ho una bambina. Ma non voglio annoiarvi con questo, altrimenti potrei rifilarvi anche tutte le mie riflessioni sul rapporto con gli occhiali da vista. Era per avvisare che magari sono io, ma mi sono commosso pure quando il premier del Queensland Anna Bligh ha detto con un’emozione che io non ho vissuto mai e non vivrò mai – e non è colpa mia – questa cosa in televisione, stamattina.

«Vi voglio ricordare chi siamo. Siamo Queenslanders»

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17 commenti su “Orfani di una retorica

  1. alex

    il nostro premier invece plaude al manager della più importante azienda automobilistica italiana che minaccia di lasciare il paese.

  2. Francesco

    Sono proprio d’accordo, provo a buttare nel mezzo un mio spunto di riflessione.

    Sei sicuro di non averlo vissuto in chiave più ristretta? (contrada, città, tifoseria…)

  3. Elvetico

    Culture politiche. Lì come in America dopo le catastrofi naturali arriva il politico e dice “siamo gente speciale e risorgeremo più forti di prima”. In Italia, ma anche da altre parti, arriva il politico e dice “state tranquilli, ci penso io”.

  4. marfabri

    Sarà che conosciamo i nostri politici e sappiamo quanto è vuota la loro retorica, ma noi non conosciamo i loro. Bisognerebbe capire quanto un australiano si possa commuovere per i vacui discorsi di La Russa in morte di un soldato. Ricorderete che la Clinton si era commossa per i discorsi di Berlusconi (che a noi facevano solo ridere).

  5. alex

    Eh no, Luca. Chiamparino ha invitato a votare sì al referendum perché se la FIAT davvero se ne andasse ne risulterebbe un danno enorme per la città e la regione. Non è la stessa cosa che dire che Marchionne farebbe bene ad andarsene, come ha detto Berlusconi. Non facciamo del cerchiobottismo: un conto è invitare a cedere a un ricatto in vista delle conseguenze, un altro è plaudire a chi fa il ricatto.

  6. albertog

    Il tema mi pare molto delicato. Secondo te si può far partire questo discorso senza scatenare un editoriale di Ernesto Galli della Loggia, epigono di Pansa, sull’8 settembre come “morte della patria”? Non credo che si riesca a evitare una simile minaccia semplicemente dicendo “non è colpa mia”.

  7. marcog

    Cavoli! Ma lo sai da quanti anni provo quello che tu descrivi così: “sopporto sempre meno di vedere film con gente che sta male. Ma mi capita da diversi anni, invecchiamento molto precoce, e forse di più da quando ho una bambina.”
    E avere sempre riserbo nel dirlo, come se mi vergognassi!

  8. Luca Severini

    e ha aggiunto: when we knock-down we get up again.

    Beh, più o meno.

    Chapeaux.

    ‘ccipicchia. Quante teste hai?

  9. edotagliani

    sì. commovente. per tutti coloro che, come l’autore del post e come il sottoscritto, un’emozione simile vorrebbero provarla magari sentendosi dire (o dicendo): “vi voglio ricordare chi siamo. siamo italiani”.
    ma non concordo con il titolo. non siamo orfani di una retorica. la retorica è un metalinguaggio. non si occupa dei contenuti, ma della forma che quei contenuti veicola, per renderli più fascinosi, persuasivi, accattivanti.
    noi, purtroppo, siamo orfani di senso. orfani dei contenuti stessi.
    i queenslanders, apparentemente no.

    un vino rosso corposo, nobile e invecchiato al punto giusto, si gusta meglio in un bicchiere che ne esalti i profumi piuttosto che da una borraccia di plastica. se il vino è aceto, la forma del contenitore diviene del tutto ininfluente.
    vorrei avere buon vino, nelle vene. temo invece che, come minimo, sappia di tappo.
    di chi sia la colpa, difficile dirlo. forse mia, che l’ho conservato male. forse di qualcuno che l’ha tagliato senza che me ne accorgessi. forse del venditore di natte. forse del tempo. di questa lunga stagione di pioggie che non possiamo fermare.

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