Una su 110

Quante sono le benedette province italiane? Quando le studiai io erano 100 o 101, mi pare, e Oristano passava per nuova; adesso sono 110, credo, e se ne sono aggiunte diverse in scaglioni successivi. Con lo scandalo particolare della Sardegna, dove ne sono state create addirittura con doppi capoluoghi: abolite con referendum quest’anno, ma l’abolizione ha ancora da concretizzarsi.

Ma insomma, diciamo che sono 110. Adesso, con consenso molto esteso e con buone e argomentate ragioni, il governo ha deciso di ridurle drasticamente: e si legge ogni giorno di disdicevoli liti e trucchi a cui si dedicano le varie province per conservarsi in questi tagli (acquisti di comuni, cavilli sulle regioni con due province), malgrado il consenso molto esteso e le buone e argomentate ragioni. E allora io chiedo, è possibile che di 110 non ce ne sia una, una sola, di provincia, che invece annunci?:

Riteniamo opportuno e saggio l’intervento per la riduzione degli enti provinciali, per ottimizzare la loro efficienza, semplificare le loro competenze, e ridurre i loro costi ridondanti in tempi difficili e che richiedono sacrifici da parte di tutti, e a cui questa provincia non intende sottrarsi, confermando la sua attenzione per l’interesse comune e nazionale piuttosto che per i vantaggi locali a scapito di quelli degli altri italiani. Per questo la provincia si rende disponibile a una ridiscussione del suo ruolo e della sua esistenza, e all’integrazione con province vicine secondo le scelte che il governo riterrà più equilibrate e a cui saremo orgogliosi di dare il nostro contributo.

Me ne basterebbe una, su 110.

aggiornamento: buone notizie, forse ho addirittura una regione su cui contare, mi segnalano.
aggiornamento 2: e anche qui si mostrano costruttivi e benintenzionati. Bene,

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17 commenti su “Una su 110

  1. layos

    Ci sarebbe anche da discutere sull’utilità di regioni come Molise, Liguria, Valle D’Aosta, Friuli, Umbria… se ci dobbiamo confrontare con realtà di dimensione europea ci vogliono territori che siano confrontabili per dimensione, popolazione o PIL a dei landen tedeschi…. (lo dico da ligure, quindi non faccio “il buliccio col culo degli altri” come si dice qui da noi).

  2. Michele Luzzatto

    Immagino che una simile posizione dovrebbe essere presa dagli organi politici della provincia, e non dagli uffici amministrativi. Allora lasciamo stare il lato economico e concediamo per amor di carità che consiglieri, assessori e presidenti non vogliano mantenere le province per garantirsi uno stipendio. In pratica uno su 110 dovrebbe dire una cosa che a me suonerebbe più così: “vi ho chiesto di eleggermi per rappresentarvi in un ente la cui esistenza stessa comporta per il sistema delle amministrazioni locali una perdita in termini di efficienza e una ridondanza di competenze e di costi. Avrei potuto servire la collettività battendomi già prima dall’esterno per l’abolizione di questo ente, perchè uno spreco di risorse è sempre uno spreco di risorse, ma, ehi, i soldi c’erano e si poteva fare del buono anche dall’interno. Adesso che i soldi non ci sono più e la baracca non può più essere tirata avanti, vabbè, quest’ente aboliamolo”.

  3. il coccia

    io le ho studiate con disciplina, alle elementari: prima il capoluogo di regione, poi le altre in ordine alfabetico. Ancora le ho come automatismo (e una mia compagna di classe di allora, a 30 anni di distanza, pure), e sono in crisi profonda con quelle nuove. Vedremo.

  4. luigi052

    @Il Coccia.
    Anch’io le ho studiate a memoria, ai tempi erano 90 e ancora le ricordo. Delle 20 nuove una decina riesco a dedurle, per le altre non saprei neanche da che parte cominciare.

  5. layos

    @il coccia Assolutamente vero, ricordo che le ripetevamo come litanie, sembravamo dei muezzin in cima al minareto che chiamano alla preghiera: Milano, Bergamo, Brescia… Torino, Asti, Alessandria…

  6. MAGO

    A rischio di essere tacciato di “benaltrismo”, dico che, però, se uno si mette a ragionare di strutture istituzionali in termini di razionalità ed efficienza (che è anche uguaglianza e democraticità), non può ridursi a tagliuzzare dei costi qua e là (“lì no che ci sta mia cugina”): ebbene tutti ci rendiamo conto che non hanno alcun senso nè 22 regioni, nè 110 province, nè 80mila comuni e che basterebbero 3 regioni (nord, centro, sud) + 2 isole e poi soltanto i comuni (accorpando i più piccoli). Questo discorso vale anche per tutto il resto, dai tribunali agli ospedali, alle università ecc. Ed è questo anche il motivo per cui si incontrano tante resistenze, perchè di fronte ad interventi tanto parziali, i soggetti coinvolti non accettano di passare per i più fessi

  7. newsbathroom

    “Cosa significa abolire le province
    15.12.2008

    Non meraviglia che Berlusconi riproponga l’abolizione delle province. Se potesse, abbatterebbe tutto ciò che è pubblico, salvo quello che serve a drenare soldi dalle tasche dei contribuenti e dei consumatori verso quelle sue e dei suoi amici.

    Meraviglia la tiepidezza delle reazioni delle opposizioni. Abbiano smarrito anche la consapevolezza del ruolo delle istituzioni?

    Dopo la riforma del 1990, con la legge 142, alle province è stato assegnato un ruolo importantissimo: la pianificazione territoriale. Ricordiamo che cosa significa. Esistono molti problemi di organizzazione delle città e dei territori che non possono essere risolti dalla pianificazione comunale. Questioni come la mobilità e le relative infrastrutture (essenziali per le pendolarità casa-lavoro, casa-scuola e casa-servizi), la localizzazione delle attrezzature e degli impianti che servono più comuni, la gestione dei rifiuti, la tutela delle acque e delle altre risorse del territorio, la programmazione dell’edilizia sociale, tutto ciò richiede una pianificazione, come si dice, “d’area vasta”. E dopo numerosi tentativi di costituire nuove “autorità” cui affidare questo ruolo, si scelse di individuarle nelle province: ente elettivo di primo grado, già presente nella storia d’Italia come emanazione del potere centrale, reso democratico e legato al territorio dalla Costituzione.

    Sciogliere le province significherebbe rinunciare al ruolo pubblico di programmazione delle trasformazioni territoriali, e abbandonarlo nelle mani del mercato e dei poteri forti privati. Accrescerebbe quindi il disordine, il disagio degli abitanti, lo sprawl e il consumo di suolo, la devastazione delle risorse essenziali, che già caratterizzano pesantemente ampie zone del nostro paese. Allontanerebbe ancora l’Italia dal resto dell’Europa, dove alla pianificazione d’area vasta si sta cercando di attribuire un’efficacia ancora maggiore. ”

    da Eddyburg.it
    È un blog gestito da un vecchio e saggio urbanista italiano, Edoardo Salzano, dove tra l’altro vi sono raccolti parecchi articoli che riguardano il ruolo delle province.
    Per esempio questo, http://eddyburg.it/article/articleview/18507/0/420/ , ovvero una proposta dell’Upi, Unione delle Province Italiane, che propone una autoriduzione da 108 a 60 ecc ecc.
    Fate un cerca sul sito, troverete articoli interessanti come questo, http://www.eddyburg.it/index.php/article/articleview/18175/0/257/ oppure quest’altro http://eddyburg.it/article/articleview/19284/0/420/

  8. whiteyes

    @MAGO
    scusa la precisazione, probabilmente solo un refuso, i comuni sono poco più di 8mila.

  9. omegapi

    @layos Pienamente d’accordo con lei. Al fine del confronto per dimensione, popolazione o PIL a dei landen tedeschi, sono pronto a firmare dovunque alla fusione della mia regione con la vicina Kärnten (Carinzia)

  10. bobryder

    Troppi interessi in ballo…e le province resteranno.Ricordiamo che dovevano essere solo un ente provvisorio,in attesa delle regioni.Un provvisorio davvero molto italiota.

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