“Li dipingono così”

La “disperazione” di Mario Tedeschini Lalli sullo sciopero dei giornalisti di lunedì:

Lunedì prossimo il titolare di questo blog non lavorerà, aderendo allo sciopero indetto dal sindacato dei giornalisti per protestare contro la legge che rivede le norme sulla diffamazione in una paradossale “giornata del silenzio” in difesa della liberà di parola. Non lavorerà nel senso che non si presenterà alla sua scrivania e lascerà al suo editore un ventiseiesimo del suo stipendio nell’inutile tentativo di “fare tacere l’informazione”. Lo farà per garantirsi il diritto di contestare radicalmente l’iniziativa, senza prestare il fianco – lui antico sindacalista – ad accuse di “crumiraggio”. Il fatto puro è semplice, infatti, è che una “giornata del silenzio” nell’universo digitale non è più possibile.

La Federazione della stampa (FNSI) appare ancora una volta come un generale che schieri la sua truppa appiedata e trincerata a difesa di uno strategico ponte, ignorando che nel frattempo sono stati inventati gli elicotteri trasporto truppe che consentono di aggirare la postazione e prenderla alle spalle e che, per di più, oltre alla strada che passa su quel ponte ne sono state costruite infinite altre che ti portano a destinazione passeggiando o in automobile, evitando l’incomodo di battagliare.

Le istituzioni professionali dei giornalisti non hanno più la mano sul rubinetto dell’informazione, come peraltro non lo hanno più neppure i governi autoritari che pure vorrebbero aprirlo e chiuderlo a piacimento. Le une, certo, lo vorrebbero utilizzare per scopi nobili, gli altri hanno cercato di chiuderlo per biechi scopi di potere, ma la realtà dell’universo digitale rende lo sforzo quasi inutile. Per la semplice ragione ce non c’è più tubo e quindi non c’è più rubinetto.

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