Notizie che non lo erano

Lo scorso 26 gennaio tutti I maggiori quotdiiani e le agenzie di stampa hanno raccontato il furto di una reliquia di Papa Giovanni Paolo II in una chiesa abruzzese: “Rubata ampolla col sangue di Papa Wojtyla” (Repubblica), “Rubata ampolla di sangue di papa Wojtyla” (Ansa), “Papa Wojtyla, rubata ampolla con il sangue. Non escluso satanismo” (Il Fatto), eccetera. La reliquia è stata trovata tre giorni dopo: l’avevano rubata tre giovani pensando fosse prezioso il suo contenitore, il satanismo non c’entrava niente (“non escluso”, “non si esclude” sono formule rituali buone per tutto: evocano ipotesi fantastiche senza prendersene la responsabilità, e poi le ipotesi si rivelano prive di qualunque fondamento). In più, non era mai esistita nessuna ampolla col sangue del Papa: la reliquia era un pezzetto di stoffa macchiato dal sangue del Papa.
Gli errori dei giornali italiani su ampolla e satanismo sono stati ripresi da tutta la stampa internazionale: un autorevole sito americano di “Etica dei Media” ha rimproverato nei giorni successivi la trascuratezza di quelle ricostruzioni.
Molti grandi giornali hanno ripreso per diversi giorni una valutazione diffusa dalla Commissione Europea per cui la corruzione in Italia avrebbe un costo quantificabile in 60 miliardi di euro. Ne hanno discusso molti commentatori, ma il dato è frutto di una serie di passaggi ed equivoci, e le fonti italiane citate dalla Commissione in realtà lo avevano in più riprese definito inattendibile e implausibile.
Giovedì molti giornali hanno riferito – riprendendo una notizia data dal Financial Times – che la Corte dei Conti italiana aveva citato in giudizio l’agenzia di rating Standard’s & Poors per le sue valutazioni sull’Italia chiedendo un risarcimento di 234 miliardi. Ma successivamente la Corte ha precisato che si tratta per ora solo dell’apertura di un’istruttoria, che potrebbe essere archiviata prima di qualunque richiesta di risarcimento, e che non è stata fatta alcuna quantificazione di un eventuale danno.
Uno scherzo diffuso online su alcuni giornalisti canadesi che per sbaglio sarebbero arrivati nel paese di Soci in provincia di Arezzo per le Olimpiadi è stato ripreso come vero da alcuni siti di news.