Thriller

Un disco di vecchie canzoni raccogliticce e avanzate di un cantante morto non è mai promettente. La prima riflessione che suggerisce è “se non le hanno pubblicate allora, avranno avuto delle buone ragioni”. Segue il fastidio per la spremitura del repertorio del musicista morto, e per la rincorsa dei suoi residui fans. Se il musicista morto è Michael Jackson, poi, la curiosità per la sua creatività si era esaurita già da parecchi anni quando morì.
Quindi, se esce un disco “nuovo” di Michael Jackson e molte prime recensioni americane ne parlano bene, uno solleva il sopracciglio. Ma si chiede se forse gli stia sfuggendo qualcosa, e ascolta il disco di Michael Jackson: e come avrete notato anche voi, non è niente male. È un buon disco di Michael Jackson degli anni Ottanta-Novanta, e questo vuol dire due cose. La prima è che gli avanzi di Michael Jackson degli anni Ottanta-Novanta sono meglio della gran parte del pop che esce oggi. La seconda è che le nostre orecchie oggi sono molto tentate da quei suoni dance e post-disco e dagli arrangiamenti ricchi, barocchi e inventivi, come hanno già dimostrato i Daft Punk e Pharrell Williams. C’è del revisionismo funky nell’aria, e l’inizio della stagione dei ghiaccioli lo sospinge. Va a finire che davvero la canzone dell’estate 2014 potrebbe essere di Michael Jackson.

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