L’aria che tira

Sabato ho preso un aereo a Linate, e nell’attesa ho ordinato un caffè al bar dell’aeroporto (con sprezzo dei prezzi criminali nei bar degli aeroporti): la signora dietro al banco mi ha chiesto sorridendo cosa volevo e sorridendo mi ha poi porto il caffè. E io ho fatto il solito ingenuo pensiero che faccio negli autogrill, in certi bar, sui treni coi controllori, e in mille posti ancora: vedi che bellezza le persone gentili, che lavorano con cortesia nei confronti degli altri, e per cui il prossimo è indicativamente un simile, e non un estraneo o peggio un nemico. Migliorano il mondo.

Poi sono andato a imbarcarmi, e con gli altri passeggeri sono salito sull’autobus per raggiungere l’aereo, puntualmente. Arrivato davanti all’aereo l’autobus si è fermato ma non ha ancora aperto le porte, e siamo rimasti all’interno per qualche minuto. Ne saranno passati al massimo cinque – capita – e si sono aperte le porte opposte, accanto a me: all’esterno è comparso il guidatore del bus, un signore sulla cinquantina, che ha detto rivolto all’interno: “scusate, non mi hanno ancora dato il via libera a farvi salire sull’aereo, ma volevo sapere se l’aria condizionata funziona, mentre aspettate”.

Prima che io potessi rispondere “funziona, grazie”, dietro di me alcuni passeggeri hanno iniziato a urlare proteste indignate contro il guidatore dell’autobus – se esiste un ultimo nella catena di comando dell’aeroporto, lui – che è rimasto impietrito a sentirsi dire che ci sarebbero state conseguenze e reclami, e che si dovevano vergognare e che speriamo che bruci, questa compagnia aerea (se speri che bruci, perché non ne usi un’altra, poi?). Per non essere scortese, il guidatore dell’autobus – il guidatore dell’autobus – è rimasto lì a sentirsi dire qualunque cosa provando a balbettare che lui non sapeva niente e voleva solo capire se l’aria condizionata funzionava, allora ha infine registrato il mio “sì, grazie”, se lo è fatto bastare, e si è allontanato richiudendo le porte.

Dall’aereo era scesa una persona che gli ha detto qualcosa, lui ha preso in mano il telefono, ha parlato con qualcuno, è risalito al suo posto e ci ha riportati indietro nel terminal. Davanti al parcheggio c’era una hostess aeroportuale che ha accolto i passeggeri che scendevano scusandosi per l’impiccio e annunciando rapide informazioni, ma è stata travolta da una nuova serie di proteste e aggressioni da parte di alcuni passeggeri che l’hanno messa a tacere, inerme.
Siamo rientrati, ma nel giro di un solo minuto una giovane hostess della compagnia che era all’interno ha ricevuto una chiamata e annunciato che era tutto sistemato e che potevamo quindi tornare sull’autobus e imbarcarci. Mentre ci muovevamo, un passeggero l’ha avvicinata urlando “lei mi deve spiegare perché si è permessa di chiedermi i documenti!” e se n’è andato borbottando qualcosa sulla incompetenza e inesperienza della hostess stessa (c’erano stati dei controlli in più dopo che un passaporto era risultato dubbio). La hostess stavolta ha perso la pazienza e gli ha risposto che il controllo era del tutto normale e che lei faceva quel lavoro da nove anni. Lui ha continuato a ribattere risentito e finalmente siamo saliti tutti sull’autobus e poi sull’aereo.
L’aereo è decollato con venti minuti di ritardo e atterrato con dieci minuti di ritardo.