Sanremo ai tempi del governo Monti

È un periodo che cerco di immaginare che ogni cosa italiana possa attraversare un cambiamento in conseguenza della rivoluzione politico culturale costituita dal governo Monti: tipo, visto che i talkshow politici vanno male, è forse arrivato il momento di una tv più creativa, finalmente?
Oppure, come sarebbe fatto un festival di Sanremo in tempi di governo Monti? Male, direte voi, avendo già visto i nomi: ma non possiamo dire che anche questo Sanremo sia eredità del governo precedente, come la crisi economica? Perché se fosse un vero Sanremo dell’era Monti, un Sanremo dei tecnici, avrebbe artisti in gara di questo genere.
PGR (naturalmente avrebbero un nuovo nome, tipo PDL, MMS, C1P8)
Baustelle (che Pippo Baudo, nella parte del gestore della transizione, pronuncerebbe Bostèl)
Mina (quella che si commuove, e tutti a dire che ha finto)
Subsonica (a coprire il fronte sabaudo)
Ivano Fossati (al suo rientro dopo una lunga assenza, uno scoop)
Morgan (in continuità con la Seconda Repubblica, un po’ a rischio Michel Martone)
Elio e le storie tese (in continuità col precedente governo tecnico)
Dente (“di Peveri-Dente-Peveri…”)
Philip Glass e Laurie Anderson (con una composizione in italiano, in cui lei sbaglia un giusto numero di pronunce)
Sarebbe bellissimo. No?

3 commenti su “Sanremo ai tempi del governo Monti

  1. Erik

    …rivoluzione politico culturale costituita dal governo Monti….
    qui qualcuno ha smarrito il senso delle proporzioni, oppure viviamo in un epoca tanto mediocre che ora
    persino un governo di quattro borghesucci per bene passa per una rivoluzione. Ma se la rivoluzione non
    è un pranzo di gala, tanto meno può essere un tè nel salotto buono.

  2. cornholio

    “di Peveri-Dente-Peveri” mi ha fatto ridere! Comunque così di getto direi che manca Le Luci Della Centrale Elettrica (Brondi-Luci-Brondi?).
    @Erik: sì, dopo l’era Berlusconi anche un governo di quattro borghesucci sa di rivoluzione. Vedi come siamo messi.

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