Cinque cose sul delirio di questi giorni

Approfittiamo di queste poche ore di tregua nel delirio di retroscenismo e politica di questi giorni, per fare un po’ di ragionamenti laterali ma importanti (e lunghi, vi avviso). Laterali, nel senso che stiamo alla larga dalla questione se l’ipotesi di Renzi a Palazzo Chigi senza elezioni sia sensata o no, che ne abbiamo già parlato abbastanza, e i pareri sono piuttosto unanimi.

Prima cosa. L’ipotesi di una caduta del governo Letta provocata dal PD o da Renzi non era all’ordine del giorno fino a una settimana fa: certo, se ne parlava, se ne parla da mesi ogni giorno invano, ma stando alla politica vera e alle dichiarazioni pubbliche, non aveva ragioni imminenti. Renzi avanzava le sue diffidenze e le sue richieste, ma negava che ci fossero intenzioni di rimpiazzo e non poneva scadenze ravvicinate o ultimatum, anzi negando che Letta avesse da preoccuparsi nell’immediato.
La pretesa di far cadere il governo, ora, non ha quindi nessuna motivazione cogente: chiunque la avanzi tra i renziani dovrebbe spiegare cosa sia successo nell’ultima settimana che abbia capovolto le necessità, per non lasciare il sospetto di essere stati travolti da una forzatura congiunta da parte di alcuni giornali e alcuni politici interessati (sulla quale poi torno), o di essere stati tentati da ambizioni che con il governo Letta non c’entrano niente, intravedendo il colpaccio.
Per come la vediamo da fuori, e per come la vede il mondo, non esiste oggi il caso perché un partito chieda la crisi di un proprio governo contro il volere del Presidente del Consiglio e del governo stesso, senza una ragione puntuale. È una cosa contraddittoria, completamente priva di senso e presentabilità.

Seconda cosa. Il comportamento di Letta in questi tre giorni di delirio è stato serio, ineccepibile e dignitoso. Ripeto una cosa per eccesso di prudenza nel tacitare i capricciosi: io penso che il governo Letta sia del tutto inadeguato ai disastri in cui sta l’Italia, in parte per ragioni legate al suo essere un governo zoppo, nato com’è nato e sostenuto da una maggioranza incapace di trovare sintesi operative necessarie, in parte per inadeguatezza di alcuni suoi ministri, in parte per incapacità dello stesso Letta di fare seguire alle sue ottime parole dei fatti convincenti. Letta è democristiano dentro, attributo che ha del buono, ma in questi contesti è una zavorra: non è capace di percepire le necessità di motivazione, comunicazione, cambiamento che hanno gli italiani oggi, né quelle di scelte e sovversioni rapide e forti che ha l’Italia. Fa un onesto lavoro da funzionario governativo in tempi ordinari e ha sottovalutato e sottovaluta le richieste straordinarie che l’Italia gli fa: le conseguenze sono che anche le cose che il governo fa – alcune le fa – sono invisibili e non riconosciute, e questa è responsabilità del governo stesso.
Ma questo valeva un mese fa come vale oggi, e non si può chiedere a Letta di dimettersi perché non si condivide quello in cui lui invece crede e che rivendica: dal suo punto di vista, non si può dichiarare fallito un governo che in dieci mesi ha fatto alcune cose e altre no. Se Napolitano oggi incentivasse la sfiducia di questo governo, dovrebbe dimettersi lui stesso per contraddizione con se stesso, perché questo governo è l’esatta espressione del suo progetto e l’esatto risultato della sua scelta di dieci mesi fa, ora come allora.
A un ridicolo progetto di destituzione del governo che non aveva ritenuto di interpellare il governo, Letta è stato quindi l’unico che ha risposto con esemplare sobrietà “ma di cosa state parlando?”.

Terza cosa. Non oso nemmeno pensare a un PD che giovedì vada a sfiduciare il proprio governo con la forza di un voto contrario in direzione nazionale. Ci dovrebbe essere un limite al ridicolo e all’inadeguato: e quel limite sta nel fatto che un partito non può diventare opposizione di se stesso, meno che mai in un momento in cui le opposizioni vere sono debolissime e inoffensive rispetto all’azione del governo. Altro che Tafazzi. Per non dire della mancanza di rispetto e riconoscenza nei confronti di Enrico Letta, che di questo partito è stato sempre disciplinato e serio dirigente. Come vediamo tutti, dal confronto tra Renzi e Letta non è uscita l’impressione di un Letta impazzito da legare e destituire con la camicia di forza di fronte alla saggia e lungimirante misura di Renzi, costretta a scelte estreme: è uscita l’impressione di una sventatezza sfuggita di mano che aveva fatto i conti senza l’oste e ha consegnato agli italiani l’idea di un PD inetto e confuso e di un possibile leader incapace di governare un guaio evitabile, mentre il PresdelCons lo guardava stupito e seccato. I danni di tutto questo sono già in parte irrecuperabili, auguriamoci che non siano moltiplicati domani e che la lezione di mercoledì sia stata sufficiente perché Renzi recuperi giovedì la sua capacità di convincere e sparigliare.

Quarta cosa. Io credo che Matteo Renzi – che ovviamente non è stupido, né è mosso da sete di potere: altrimenti starebbe facendo la cosa più cretina – rischi di fare una scelta sbagliata non per follia o perché noi qua fuori la sappiamo più lunga (che anzi è ovviamente il contrario): ma sostanzialmente per due fattori opinabili ma non completamente assurdi. Uno è la sua convinzione della propria capacità di governare le cose e farle a modo suo: convinzione non così campata in aria, che gli deriva da un’evidente serie di successi che lo hanno viziato (ma non deve dimenticarsi di aver perso le primarie, poco più di un anno fa) e gli fa includere anche questa spericolata ipotesi in questo novero (secondo me, invece, si sopravvaluta e questa sta oltre i suoi limiti e lo perderà). L’altro fattore – altrettanto non trascurabile – sono le estese pressioni che riceve da persone e istituzioni di grande rilievo e serietà, e che nessuno potrebbe ignorare: in parte pressioni da istituzioni supreme e ruoli economici che lo allarmano sulle necessità di un governo più incisivo e senza le discontinuità e i rischi di una campagna elettorale (che, gli ricordano, potrebbe anche perdere) insistendo sul famoso ma reale “baratro” che attende l’economia italiana da un momento all’altro. L’Italia non può rischiare di andare avanti così, gli dicono di certo ruoli influenti e competenti, e meno che mai di finire in mani e guai peggiori.
Un’altra parte sono pressioni che più convintamente temono – confortate da sondaggi e analisi – che le elezioni possano essere vinte dal M5S, con le catastrofiche conseguenze economiche e politiche che ne deriverebbero, o semplicemente con gli interessi del PD e il futuro dello stesso Renzi spappolati.
Ripeto, sono anche questi argomenti non folli: ma a me sembrano insufficienti e inammissibili per sostenere la scelta di un governo Renzi con tutto quel che implica di catastrofico e di cui già abbiamo parlato. La definizione “manovra di palazzo” non è dispregiativa e polemica: è linguisticamente esatta.

Quinta cosa. Ho discusso animatamente negli ultimi giorni sulla genesi di questo progetto Renzi e sul ruolo dei mezzi di informazione, soprattutto con alcuni amici e colleghi che lavorano nei giornali tradizionali e raccontano la politica nei modi tradizionali dell’informazione italiana. Io non credo che nessuna analisi delle dinamiche della politica e dell’informazione possa essere semplificata e sbrigativa e trovare rapporti esatti di causa ed effetto: mille variabili, manine, eterogenesi dei fini, accidenti, e piccoli e grandi interessi, si ammucchiano e aggrovigliano per generare un risultato finale che è la somma di tutti queste cose. Giuseppe Smorto ha cercato di confutare le mie impressioni sul ruolo di alcuni media attribuendomi l’idea che i giornali “costruiscono a tavolino” l’ipotesi Renzi a Palazzo Chigi: ovviamente non è così, è uno straw man argument, un argomento falso creato per essere ridicolizzato con facilità. Altri martedì si sono scatenati nel rinfacciarmi la mia tesi dei giorni scorsi che questa ipotesi Renzi fosse implausibile (l’avevamo sostenuto io e Scalfari, altri stavano più cauti): mentre mercoledì li ho sentiti meno, comprensibilmente.
Provo quindi a spiegare ora, in un momento in cui nessuno può dire “avevo ragione”, che è sempre l’istinto prevalente e quello che più impedisce una comprensione obiettiva delle cose. Io credo e vedo che ogni giorno le pagine di politica dei giornali raccolgono ed esaltano ogni voce e ogni ipotesi che soltanto sfiora una testa qualsiasi: notizie che hanno una concretezza – in una scala da zero a dieci – variabile tra lo zero e il tre, vengono date ai lettori come se fosse sempre tra nove e dieci. Ogni giorno, ogni più piccola cosa: poi il giorno dopo sparisce e nessuno ne rende conto, e nessuno si prende la responsabilità di indicare ai lettori la differenza tra una cosa certa, una probabile, una possibile, una improbabile, una esclusa e una del tutto falsa. Il retroscenismo politico mette tutto sullo stesso piano, in un calderone che filtrato al setaccio della verità tratterrebbe sì e no un quinto delle cose dette, date per certe o ipotizzate. Ma tanto quel setaccio non esiste, noi lettori siamo anestetizzati e abituati e anzi vogliamo il totoministri a caso, persino in assenza di governo, perché ci diverte e ne parliamo, e li critichiamo o approviamo: e se un giornale non ha il totoministri a caso pensiamo che non sia informato abbastanza. Il giornalismo scadente italiano ha allevato un lettorato di bassissime pretese.

Ma vengo al caso particolare. Io non lo so com’è andata: come dicevo, troppe variabili in ballo, va’ a sapere. Ma la mia impressione resta quella di una settimana fa: che nel giro di giostra delle boutade giornalistiche (rimpasto! crisi di governo! elezioni! Berlusconi candidato in Europa! dimissioni del ministro Kyenge! rimpasto! totoministri da rimpastare! Obama e Beyoncé!) sia venuto alcuni giorni fa il turno di questa ipotesi, nata da chissà quale chiacchiera passeggera o confidenza di tizio e caio, le solite cose che ribollono stabilmente. Era successo già un anno fa, stessa ipotesi “Renzi pronto a”, per esempio (poco prima c’era stato il totoministri di Bersani, per fare un altro esempio; e prima ancora Baricco e Farinetti candidati col PD, per tornare al giro di oggi). E che l’enfasi strillata – la solita enfasi strillata di tutti i giorni – associata a questa fragile ipotesi sia diventata a sua volta un fattore del suo rafforzamento. È infatti indiscutibile che i giornali – benché letti poco tra i sessanta milioni di italiani – sono tenuti ancora in grande attenzione e considerazione dentro la bolla informazione-politica: non dico che “dettino la linea” (a volte sì), ma di certo giocano la partita. Con interessi loro, di solito più commerciali e di potere che di posizione politica, ma anche col semplice muoversi in campo e dinamiche confuse che generano risultati imprevisti.

Quello che penso, insomma, non è ovviamente che i giornali “costruiscano” quello che succede alla politica, almeno non in questo dettaglio: ma che se ne freghino di spiegare la realtà, muovendosi invece per logiche e criteri di sensazionalismo e zizzania che tengano sempre tutto sopra le righe in modo da catturare l’attenzione di noi lettori alienati. E che – poiché i giornali sono comunque tra i fattori che orientano la realtà – questa distorsione porti a orientamenti conseguenti: zizzanie, casini, allarmi, mistificazioni, crisi, emergenze, al posto di cittadini e  lettori informati e interessati, che sono quelli che fanno funzionare bene le democrazie.
E che quindi un fragile progetto privo di senso, disprezzabile, e pericoloso per tutti sia stato dato per normale, concreto e già pronto, contribuendo così – assieme ad altre complicità – a renderlo normale, concreto e già pronto. Non si spiegherebbe altrimenti l’adesione esplicita con inversione di marcia a questo progetto di alcuni renziani solo dopo che il progetto era ben montato sui giornali, nelle ultime 48 ore. Le cose dovrebbero andare in senso opposto, nei rapporti di causa ed effetto.

Certo, questo dimostrerebbe – se avessi ragione – non solo una deprecabile attitudine dell’informazione politica italiana, ma anche una sua sopravvivente grande forza: alla fine, sparane una oggi, sparane un’altra domani, qualcuna diventa vera anche se non lo era. Di questo do atto, con malcelato rammarico.

Altre cose:

31 commenti su “Cinque cose sul delirio di questi giorni

  1. GULLIVER65

    Che un’ipotesi di staffetta Letta – Renzi, prima implausibile, sia diventata negli ultimi giorni qualcosa di più concreto, grazie soprattutto alla spinta dei vari media e a pressioni politiche, è piuttosto evidente; il fatto è, però, che Renzi aveva iniziato a muoversi con evidente nervosismo già l’ultima settimana di gennaio, se non prima: perché? Questo sarebbe interessante capire. Il documento che Letta ha presentato oggi, dove si parla chiaro e tondo di un programma a lungo termine, senza scadenze precise se non la fine legislatura, è oggettivamente dirompente, perché secondo me Renzi puntava, una volta approvata la nuova legge elettorale, a chiudere l’esperienza delle larghe intese, per andare ad elezioni. E’ possibile che le intenzioni di Letta, se non quel documento, siano arrivate a Renzi, e che questi abbia capito che rischiava di trovarsi ad attendere anni, prima di arrivare al governo. Dopo i primi tentativi infruttuosi di convincere Letta ad un più basso profilo, negli ultimi giorni Renzi dev’essersi convinto che il male minore era la staffetta, andare cioè al governo, portare a termine la riforma elettorale, e andare ad elezioni per ottenere la legittimazione del voto. Questa secondo me è la spiegazione più plausibile della sua “svolta”.
    Letta però non solo non si è fatto da parte, ma sta affrontando frontalmente Renzi (vedere dichiarazioni di oggi) e di fatto il partito di cui quest’ultimo è segretario.
    Temo ne vedremo di bruttissime.

  2. Lazarus

    Perlomeno renzi ha svelato le sue vere intenzioni invece di continuare a proclamare mai questo e mai quello (“mai contro Letta!” solo 3 o 4 giorni fa). Intenzioni che del resto erano oscure solo per chi davvero credeva che il sindaco stesse agendo “per il bene dell’Italia” (già, come ha agito per il bene di Firenze, ahinoi).
    Ora vorrei sperare che sia più chiaro a tutti chi sia veramente il nostro e che non ci siano più interdetti o alibi, ognuno tragga le sue conclusioni e decida a chi in questo momento si stia comportando peggio.
    Anche se immagino la sua claque vedrà nelle ultime misere schermaglie da prima repubblica (ma quella peggiore eh) chissà quale mossa da grande statista. Ma si sa con gli ultras è difficile ragionare.

  3. Alan Cowan

    “<iRenzi – che ovviamente non è stupido, né è mosso da sete di potere”
    No, infatti ci mancherebbe altro. Ma nemmeno Hitler voleva veramente conquistare e sottomettere l’Europa, altrimenti la Polonia l’avrebbe invasa nel ’38, mica nel ’39.

  4. monica

    Caro Luca condivido appieno la sua analisi. Anzi trovo che sia l’unica analisi di questi giorni impazziti (oltre a quella di Scalfari, che ho letto anch’io), di spessore. E le dico che è molto faticoso per chi, tenta perlomeno, di leggere i quotidiani con un minimo di senso critico, districarsi in questo marasma. A ciò si aggiungono i social network che ormai sono diventati il termometro su cui si misura l’impatto mediatico di una notizia, quando non diventano essi stessi fonte di notizia (sigh constatato di persona). Al contrario di quanto afferma il signore Lazarus, Renzi non ha ancora rilasciato dichiarazioni, quindi non ha verbalizzato le sue intenzioni, com’è possibile mi sono chiesta, anch’io come lei, si possa montare un inferno nel giro di pochi giorni? Forse complici i vari esponenti di partito che pubblicano qualunque pensiero, senza un minimo di filtro sui social network, (per esempio la campagna di Civati, #nostaffetta) e che quindi lasciano intendere che c’è un movimento del genere? Oltre ovviamente a tutto quello che lei ha confutato con chiarezza di pensiero. Certo è che l’informazione in questo Paese ha bisogno anch’essa, non dico di riformarsi, ma quanto meno di rivedersi e di ritornare ad essere un lavoro di ricerca e di fondatezza informativa, come è sempre stata la grande tradizione del giornalismo italiano.

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  6. Nicola

    Tutto vero. Tutto incredibilmente vero. È stato eccezionale nel convincere la Direzione a sostenerlo in questo passaggio, ma – per la prima volta? – non si è minimamente preoccupato di costruire un consenso all’interno del partito, quello dei grandi numeri. Non sta agendo da Segretario Nazionale. E non si rende conto – o sì, vai a sapere – che anche nel partito liquido-comitato elettorale obamiano che ha in mente l’appoggio bottom-up è fondamentale. Perché la fatica che facciamo tutti noi (micro-dirigenti a ogni livello territoriale, anche il semplice Circolo di montagna) a convincere le decine di persone che ci chiamano e messaggiano è eccessiva: non eravamo pronti, non ancora, dovevamo ancora riempirci gli occhi di un Sindaco-Segretario che viaggia in treno da solo, dovevamo ancora creare una coscienza da classe dirigente rinnovata, avevamo ancora bisogno di un Segretario-pastore che ci risponde su Twitter e ha una parola per tutti. I primi da convincere eravamo noi. Se non conquisti il nostro cuore con questa scelta, difficilmente ci riuscirai con quello dei ‘semplici’ elettori. Non rimane che adeguarsi e aspettare la fine dei servizi sociali di Berlusconi: solo allora capiremo la ‘bischerata’ che Renzi sta facendo.

  7. pifo

    Ho seguito e sostanzialmente condiviso i primi 4 punti poi, arrivato al quinto, mi sono perso.
    Cioe’, prima si parla in maneira estesa di una ipotesi, la si analizza e la si critica molto bene, con buoni argomenti, facendo riferimento soprattutto alla personalita’ politica e anche psicologica dei suoi protagonisti.
    Poi, arrivati in fondo, si dice che questa stessa ipotesi, tanto bene analizzata, sia in realta’ una specie di “gnommero” che si e’ andato velocemente formando a partire da una nebulosa di fatti, voci o opinioni sostanzialmente marginali e inconsistenti alle quali pero’ sono stati sommati, come fattore aggregante e emulsionante, alcuni elementi forniti dalla stampa stessa.
    Di questo “gnommero” sarebbero rimasti impiastricciati anche alcuni “renziani”, perche’ altrimenti non si spiegherebbe l’inversione a U che hanno fatto nel giro di una settimana.
    Cioe’ … prima parliamo di una ipotesi la analiziamo e analiziamo il comportamento dei suoi due protagonisti ma poi ne critichiamo la fondatezza e la genesi, dovuta al fatto che … se ne e’ parlato, e quindi mettiamo in crisi tutto quello che abbiamo detto nei primi 4 punti.
    “Insomma – parafrasando Letta – ma de che stamo a parla’?”
    Esiste questa ipotesi nella mente di Renzi e renziani … oppure no?

  8. Corrado Truffi

    Sono molto d’accordo con quasi tutto, sopratutto il quinto punto. Non sono invece così convinto che il comportamento di Letta sia stato così irreprensibile. Mi spiego: Letta è stato di fatto sfiduciato da chi fino a ieri lo aveva sempre sostenuto (Fassina e Cuperlo ecc.), nell’ultima direzione PD. Sono questi due che hanno cominciato a chiedere a gran voce che Renzi andasse lui al governo (dimenticandosi che fino al giorno prima strillavano per sostenere che il segretario di un partito non doveva essere anche pres del cons, ma si sa, la coerenza è un optional – sono gli stessi che erano contro le preferenze e poi d’improvviso le hanno riscoperte per dar fastidio a Renzi…). Di fronte a questa sfiducia – e non a quella implicita di Renzi, che era già evidente da prima – Letta si è di fatto “sfilato” dal PD. Ieri ha presentato un programma di governo senza provare nemmeno a discuterlo con il PD prima, al preciso scopo di mettere in difficoltà il PD.

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  10. Massimo

    Sono pienamente concorde con questa analisi ma mi chiedo, proprio perché Renzi sembra avere anche lui ben chiare queste dinamiche giornalistiche (lo ha dimostrato in alcune conferenza stampa), come abbia potuto lasciarsi trascinare in questa spirale. Bastava un tweet, in fondo. A meno che, e qui si rivela la mia intrinseca simpatia per lui, Renzi non sappia cose che noi non sappiamo, tipo che Berlusconi voglia sabotare la legge elettorale, che non ci sarà possibilità di elezioni che diano un risultato certo. A quel punto, al fine di garantirsi una possibilità di governo futuro stabile, potrebbe essere stato tentato di entrare in gioco per portare a casa, subito e con questo parlamento, le due o tre cose che gli sembrano propedeutiche a qualsiasi futura riforma, cioè legge elettorale e monocameralismo.

  11. le2

    “Il giornalismo scadente italiano ha allevato un lettorato di bassissime pretese.”
    Da incidere sul marmo e tramandare ai posteri.

  12. gfranco

    condivido e rilancio. è certo che i giornali sono letti poco, come dice lo stimato sofri, ma poi (non è vero?) che tutto si ricicla e si amplifica nello show televisivo quotidiano. ore e ore di talk show politici che devono pure parlare di qualcosa e far parlare qualcuno. questi “video giornali live” che sono gli “approfondimenti politici/sociali/di costume” devono pure alimentarsi di qualcosa. è voglio fare un esempio per tutti che secondo me è emblematico dello stato delle cose in italia. il politico di turno che (alte cariche, segretari o parlamentari che siano) preferisce alla conferenza stampa o al confronto in sede istituzionale/partito (mi va bene anche il comunicato stampa…) la partecipazione al programma di punta nazionale per dettare la sua posizione. mah?!

  13. lorenzo68

    Ma perchè Renzi dovrebbe andare da Letta senza avere in mano nel concreto uno straccio di riforma elettorale? Solo per grattargli la schiena? Sofri, perchè? Ma soprattutto le pressioni di chi?

  14. MAGO

    mi compiaccio del suo rammarico, che trovo giustificato. In effetti sarebbe ora di portare a compimento la verifica generale di tutte “le notizie che non lo erano”, delle leggende, dei miti, delle calunnie che – sapientemente nutrite dai mainstream mediatici – hanno consentito fino ad oggi l’esistenza di contrapposizioni massimaliste che hanno dilaniato la società italiana, espulso il buon senso e la competenza dai ragionamenti politici: hai voglia a dare dell’untore ai grillini, quando tutti i partiti (grandi e piccini) sono gravemente contaminati dalla demagogia e dalla ipocrisia. é per questo che un governo di tregua (emergenza, unità nazionale, chiamamolo come si vuole) è visto come intrinsecamente inadeguato ed inutile, perchè nessuna formazione politica (grande o piccina) è disposta a riconoscere le minime ragioni dell’altra e a convergere verso il bene comune.

  15. metiu

    Commentare su uno qualsiasi dei punti sollevati mi pare uno sparare sulla croce rossa. Tuttavia un “ve l’avevamo detto” su quale tipo di personaggio fosse Renzi e suoi suoi evidenti limiti e suoi rischi di lanciare un soggetto simile al centro della scena politica italiana credo che se lo meriti tutto in quanto la sfida che come lei dice bene Renzi questa volta perdera’ sara’ l’ennesimo danno per l’Italia intera.

    Detto cio’ sarebbe interessante se fosse un po’ piu’ esplicito riguardo a quelle che lei definisce genericamente come “pressioni che riceve da persone e istituzioni di grande rilievo e serietà”, le “istituzioni supreme e ruoli economici” “ruoli influenti e competenti”.
    Di chi sta parlando nello specifico? Ci informi, come da ruolo che le compete, per cortesia su chi detta l’agenda politica italiana e chi decide chi deve essere il nostro primo ministro visto che per la terza volta di fila gli elettori non avranno voce in capitolo.
    Grazie

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  17. Lazarus

    Caro metiu, la risposta è facile, decidono come sempre le segreterie dei partiti, nulla è cambiato dalla prima repubblica e dagli stilemi politici democristiani. Noi siamo come sempre semplici spettatori però oggi a differenza di ieri possiamo sfogarci su internet e non solo al bar. Evvai.

  18. scemax

    Forse il sesto delirio è la proposta, vera o utile a riempire il vuoto di questa mattina, del ministero degli esteri a Letta.

  19. metiu

    Non e’ vero Lazarus. Ti puoi “sfogare” votando M5s. Come disse pochi giorni fa Gilioli “Ci vogliono fare votare a tutti i costi il M5S”.
    Si puo’ cominciare con le Europee, giusto per dare un segnale forte a parte di quelle “istituzioni supreme” che fanno pressioni alle quali sono sicuro Sofri si riferisca.

  20. atlantropa

    Renzi costretto a diventare suo malgrado PdC dalla sciatteria e dal pressappochismo della stampa italiota.
    Sofri, questo si chiama contra(p)passo.

  21. Lazarus

    Sì è vero metiu, possiamo fare anche questo, cosa che di sicuro in molti faranno (ma da questa vergogna ci guadagnerà anche Berlusconi, che sta lì zitto zitto ,ma se la gode). Cosi di nuovo il pd riuscirà nel miracolo di perdere ciò che ormai aveva già in tasca. Sono davvero meravigliosi.

  22. mORA

    Condivisibile quasi in tutto, ma io l’ho fatta molto più breve:

    “A questo punto direi che siamo alla soglia del TSO. Comunque.”

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  24. tanogasparazzo

    Il giorno della marmotta, citazione fatta nel discorso del suo insediamento dal Presdelconsi. Enrico Letta è andato in letargo visto che l’inverno sarà lungo. La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane. Letta dal suo rifugio di palazzo Chigi, aspetta, le conclusioni della direzione del PD. Un quarantenne rottamato, da un’altro quasi quarantenne, di nome Renzi. Direttore Sofri se Renzi salirà al colle per avere l’investitura di formare il Governo, quando il 26 di Maggio ci saranno le elezioni Europee, il PD dovesse perdere l’elezioni, per la legge del contrappasso, il neo PresdelCons, si dimetterebbe?

  25. rodo

    @le2: “Il giornalismo scadente italiano ha allevato un lettorato di bassissime pretese.” E’ davvero un’affermazione centrata. Ed in quest’ottica Scalfari ne è la conferma vivente. Seguo le sue illuminate disamine socio/politiche da almeno 35anni: non ne ha indovinata una. Mi auguro che anche tu, Luca, sbagli previsioni a causa del “comune sentire perbenista/borghese/socialdemocratico/finenovecento” che abbiamo sviluppato noi cinquantenni che han letto troppe opinioni e troppi commenti di opinion leader avulsi dalla società che gli stava intorno.

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