Per non dimenticare

28 novembre, 29 novembre, 30 novembre, 1 dicembre, 2 dicembre, 3 dicembre. Sono sei giorni in cui l’ipotesi che un vaccino antinfluenzale potesse avere ammazzato delle persone, in assenza di qualunque prova in questo senso, è stata avallata in misure diverse sulle prime pagine di molti quotidiani italiani. Per sei giorni, i lettori di tutti i quotidiani che seguono sono stati informati del fatto che a vaccinarsi si muore. “Psicosi”. “Panico”.

Il 3 dicembre, a completare ufficialmente le diffidenze di moltissimi esperti ed enti sull’ipotesi che le morti e i vaccini fossero in relazione, è arrivata questa notizia, pubblicata su alcuni siti.

Schermata 2014-12-04 alle 20.07.22

Su quante prime pagine è stata pubblicata, il 4 dicembre?
Due.

Sugli altri niente. E niente in nessuna pagina del quotidiano Repubblica (che aveva messo la notizia sul sito il giorno prima). Niente in nessuna pagina del quotidiano Corriere della Sera. Un articolo a pagina 20 sulla Stampa.

Altre cose:

8 commenti su “Per non dimenticare

  1. Roberto Calzolari

    Conferma lo stato dell’informazione di questo Paese ma anche dei suoi lettori: se mille (non dico 100.000…) lettori “arrabbiati” avessero scritto alle redazioni chiedendone conto, magari con un pizzico di imbarazzo ma qualche direttore più serio di altri avrebbe provato a reagire. O forse sono ingenuo..
    Comunque grazie per il lavoro del Post in merito.

  2. Lucia De Santis

    Sai – sapete – se è stata ricostruita la formazione di questa notizia? Sicuramente anche in anni precedenti alcune persone anziane, con altre patologie o meno, saranno morte dopo aver fatto il vaccino antinfluenzale: e quindi come, quando, quest’anno questa correlazione si è trasformata in causalità? E’ probabile che la sentenza del tribunale di Milano sull’assegno di risarcimento al bambino autistico abbia influito… Eppure, da non addetta ai lavori, non riesco a immaginare uno scenario: muore una persona anziana, qualche giorno dopo aver fatto il vaccino. Poi ne muore una seconda. Poi una terza… Ma quando, e come, questo dato da medico si fa mediatico? Chi lo trasforma in una notizia? Chi somma i casi e decide che sono abbastanza (abbastanza come numero, abbastanza vicini nel tempo o nello spazio?) per dire che è una notizia? Il salto dall’ambito medico a quello mediatico può essere avvenuto in ambito non medico? Possono essere stati i familiari di uno dei deceduti, gli avvocati dei familiari? Possono loro essere venuti a conoscenza dei casi simili?

    Non ci tengo particolarmente a difendere i giornalisti: non sono una giornalista, e sparare contro la stampa è facile e dà sempre delle belle soddisfazioni. Ma se i giornalisti pubblicano intercettazioni o indagini ancora in corso, non sarà prima di tutto colpa di chi quelle intercettazioni o indagini doveva proteggerle o tenerle segrete? Se dopo la morte violenta di un bambino, appena esaurita la caccia ai mostri e alle ipotesi più morbose, parte il plotone dei riservisti, quello degli psicologi e altri espertoni che sparano contro i fanti della prima ora che avevano esaurito le cartucce, non sarà pure colpa degli esperti che stanno al gioco?

  3. Pingback: Per non dimenticare, di Luca Sofri

  4. Marzio

    In Italia si stimano, ogni anno, 8.500 decessi attribuibili all’influenza stagionale.
    Per tanta parte legati alla presenza di malattie croniche concomitanti.
    Sarà interessante leggere, i medesimi giornali, titolare, a febbraio/marzo, sugli effetti dell’influenza “Killer”.
    Effetti connessi a mancata vaccinazione della popolazione debole, soprattutto anziani.

  5. Pingback: Scientificast #62: Tentare di conquistare il mondo!

  6. Pingback: I Segnalibri 45 – Vaccini, UFO e leggende metropolitane

  7. Pingback: Tutte le migliori bufale del 2014 – enerd.it

  8. Pingback: Tutte le migliori bufale del 2014 |

Commenti chiusi