Io, vado da un estremo all’altro

Stamattina ho rimesso sul giradischi The lexicon of love, per festeggiarne i 35 anni e vedere com’era: uscì il 20 giugno del 1982. Avevo diciassette anni e il primo a comprarlo fu il mio amico Stefano, quello tra noi che aveva già individuato per primo “Glittering prize” dei Simple Minds, e avrebbe proseguito ad avere buon intuito con il primo disco degli Smiths, e Fantastic degli Wham!.

Ora, The lexicon of love non è un disco formidabile e gli ABC ebbero una produzione complessiva poco sopra la sufficienza, negli anni Ottanta: alcune cose buone (soprattutto nel meno noto Beauty stab), molte inutili, pur facendosi molto notare. Però dentro quel disco c’è uno dei pezzi migliori del synth-pop del decennio, e un paio di altre ottime canzoni (“All of my heart” e “Poison arrow”). Il pezzone è “The look of love” promosso in Italia da solito Mister Fantasy di Carlo Massarini, ed è una delle tante cose eccezionali prodotte da Trevor Horn nella sua ricca carriera, che allora era piuttosto agli inizi, dopo i Buggles (di “Video killed the radio stars”) e il suo periodo con gli Yes (di “Owner of a lonely heart”): nella produzione del disco degli ABC nacque il gruppo degli Art of Noise e dell’etichetta ZTT, tra l’altro. Un circo di suoni e invenzioni dentro una canzonetta pop, alla Trevor Horn, e alcuni versi memorabili per come si srotolano brillanti.

If you judge a book by the cover
Then you judge the look by the lover