Fatto trenta facciamo trentuno

La passione di Nick Hornby per le liste è nota ai suoi milioni di lettori. Basta ricordarsi il tic dei protagonisti del suo romanzo più conosciuto, “Alta fedeltà”, i quali si sfidavano continuamente a nominare “le cinque…”: il libro si apre con la lista delle “cinque più memorabili fregature” sentimentali patite dal narratore, e prosegue con “i cinque lavori da me sognati”, “i cinque migliori film secondo mio padre”, e soprattutto liste di canzoni, e liste di canzoni. Il libro era molto spiritoso, ma a momenti dava l’impressione che Hornby avesse escogitato la storia solo per mascherare la sua voglia di parlare di musica e canzoni, e compilare liste.

Adesso Hornby, dopo altri libri, altri successi, e film, ha deciso di liberarsi di quel travisamento e andare al sodo: il suo prossimo libro – che esce in Inghilterra il 27 febbraio – si chiama “31 songs” ed è una raccolta di considerazioni su ciascuna delle trentun canzoni che gli sono più care. Una superlista, commentata. Che è stata anticipata qualche settimana fa e ha subito suscitato la curiosità dei fans: dei fans di Hornby e di quelli del rock. Il settimanale Observer l’ha pubblicata e ha poi intervistato trentuno personaggi pubblici sulla loro canzone; altri giornali inglesi hanno analizzato le scelte di Hornby e ascoltato alcuni degli artisti citati. In Italia, il tormentone lista è esploso la scorsa settimana su internet e in particolare nel mondo dei weblogs, quei siti personali che coniugano informazioni, commenti e links che stanno cambiando il giornalismo online. L’autore di uno dei weblog più frequentati ha segnalato la lista Hornby e l’articolo dell’Observer e ha proposto irrispettosamente una sua lista. L’esempio è stato seguito immediatamente da moltissimi altri siti, che hanno pubblicato le 31 canzoni degli autori e quelle di molti lettori. Nel giro di qualche giorno le liste in circolazione – commentate e discusse da autori e navigatori – erano diverse decine. Ognuna ha dentro una vita, una storia: evoluzioni, contraddizioni, schizofrenie di una vita, di una storia. Molti raccontano la difficoltà a lasciar fuori questa o quella canzone, alcuni hanno derogato alla quota di 31 sforando fino a 35.

“È come scrivere una lettera”, scriveva Hornby in “Alta fedeltà” delle compilation musicali a scopo di cassetta registrata (o di cd masterizzato, oggi) e di corteggiamento. Ci sono emozioni, dentro queste liste. E qualcuno ha cominciato a tirare le fila, facendo un po’ di conti e di sociologia. La cosa più vistosa è una inattesa consonanza di gusti e coetaneità tra gli appassionati di musica attivi su internet: la maggior parte di loro sembra aver vissuto il suo periodo d’oro di innamoramenti rock tra l’inizio e la fine degli anni Ottanta, dividendosi tra i miti del rock in arrivo dal decennio precedente e la “new wave” decollata in quegli anni. Così, le bands più citate sono da una parte i Pink Floyd, I Genesis e i King Crimson, e dall’altra gli U2, gli Smiths e i Rem. Anche se, trattandosi di liste di canzoni, quelli che sembrano i veri vincitori sono una band che non ha mai visto le “zone alte delle classifiche di vendita”, e che la maggior parte delle persone normali non ha mai sentito nominare. I due pezzi più citati, a occhio e croce, sono infatti “Protection” e “Unfinished Sympathy” dei Massive Attack, l’inventiva band di Bristol di cui è appena uscito il nuovo cd “100th window”. Poi, si può discutere dell’entusiasta regresssione infantile che porta tutti questi trenta-quarantenni con lavori e famiglie e bambini a mettersi lì a scrivere elenchi di canzonette, ma Proust ci marcia da un secolo, e quelli erano solo biscotti.

La novità di queste liste – “le canzoni che mi hanno cambiato la vita”, le definiscono molti autori – è che mostrano i gusti dei veri appassionati, che sono diversi dai cliché ricorrenti: non c’è “Yesterday”, non c’è “Imagine”, men che mai “Volare”, e i consolidati “capolavori del rock” come “Stairway to heaven” dei Led Zeppelin o “Smells like teen spirit” dei Nirvana se la vedono ad armi pari con “Relax” dei Frankie goes to Hollywood e “Careless whispers” di George Michael (a dimostrazione che i veri appassionati non sono integralisti e non si pentono delle proprie sbandate pop e languide). Tra gli italiani, vince Lucio Battisti; tra le donne, Bjork. E tra i compilatori della prima ora (insieme a Platinette, che ha citato “Incontro” di Francesco Guccini assieme a “Sarà per te” di Francesco Nuti) c’è anche lo scrittore Tommaso Labranca – teorico della confusione tra l’alto e il basso, o della loro abolizione – che sul suo weblog non ha esitato ad accostare i raffinati Japan di David Sylvian a Johnny Dorelli. Ma uno dei suoi lettori se ne dimostra degno discepolo: tra le canzoni che gli hanno cambiato la vita c’è “Furia cavallo di west” di Mal.

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