Tipi complessi

La storia è questa: Alan Quatermain, Dorian Gray, l’Uomo invisibile, il Capitano Nemo, Mina Harker e Tom Sawyer difendono il mondo da un cattivo cattivissimo, Fantom. Ah, c’è anche il dottor Jekyll, con Mister Hyde. 
Non avranno esagerato?, viene da chiedersi. Cioè, è vero che i i film sono la roba di cui sono fatti i sogni, ed è vero che a essere umili non si faceva Guerre Stellari né Via col vento, ma non avranno esagerato, con il nuovo film di Sean Connery, alla Twentieth Century Fox?

Il fatto è che non sono stati loro (non sono quasi mai stati loro): “The league of extraordinary gentlemen” è una storia a fumetti, inventata dall’autore di culto Alan Moore pochi anni fa, e di cui sono stati pubblicati solo pochi volumi fino ad oggi. E i fumetti, si sa, esagerano. L’idea della storia di Alan Moore fu di riunire nelle medesime vicende un gruppo di personaggi della letteratura vittoriana, trasferendo i loro tratti e le loro contraddizioni in avventure comuni, lavorando molto sulle sfumature di bene e male presenti in ciascuno di loro. Alan Moore, inglese, è anche il creatore della serie “Watchmen” e di “From Hell” da cui è stato tratto il film con Johnny Depp (“La vera storia di Jack lo squartatore”).

Il film è uscito in America prima dell’estate, raccogliendo critiche varie, ma prevalentemente un po’ deluse. In Europa esce in queste settimane e in Italia arriva oggi, con il titolo “La leggenda degli uomini straordinari” (frutto di una similitudine priva di senso che ricorda la volta che “The sand pebbles” fu tradotto da noi con “Quelli della San Pablo”). E a Londra, la presentazione del film è stata costruita come un evento attorno alla presenza di Sean Connery, di ritorno a una prima in Leicester Square dopo una dozzina d’anni. Piazza transennata, centinaia di fans a spingere e urlare e sventolare i blocchetti per gli autografi, il tappeto rosso, le fiaccole ardenti, le signore in abito da sera e la televisione a riprendere gli arrivi delle star.
A dir la verità, a parte Sean Connery, nessuna delle star diceva niente a un osservatore non britannico, ma tutti urlavano molto e il presentatore in strada sembrava molto eccitato e aveva una battuta per ognuno. Quando è arrivato lui, zerozerosette, l’eccitazione è cresciuta assai: incuranti del doppio petto e del colore della cravatta (azzuro metallizzato tipo la Fiat Uno del 1990) intonata al vestito della piccola signora Connery che lo pedinava fedelmente, i fans si sono scatenati nelle grida e nelle richieste di autografi creando una certa ansia nel personale di sorveglianza. Un po’ alla volta, la simpatica coppia di vecchietti è riuscita a entrare in sala, e il film è cominciato.

Adesso, è vero quello che dicono gli americani: con un cast di supereroi così, gli sceneggiatori hanno tirato i remi in barca e non si sono spesi troppo nel costruire una storia di qualche senso. Ed è vero che alle mancanze dell’intreccio si è cercato di ovviare con un’apocalisse di combattimenti, esplosioni, catastrofi, effetti speciali e visioni spettacolari. Ma è anche vero che ci si è piuttosto riusciti, a ovviare. Spesso e volentieri non si capisce niente di quello che sta succedendo, ma ci si diverte lo stesso.
La storia è questa: Alan Quatermain se ne sta vecchio e stanco in Kenya a bere e ricordare I tempi andati con un gruppo di coetanei quando i servizi segreti di sua Maestà gli chiedono aiuto. Un misterioso malvagio di nome Fantom ha scatenato un attacco contro le potenze occidentali con armi moderne e devastanti al fine di far esplodere una guerra mondiale: bisogna fermarlo. Quatermain nicchia, l’Impero britannico se la cavi da solo, lui è terzomondista. Ma la minaccia gli arriva in casa e allora parte per Londra dove trova radunati gli altri convocati a difesa del mondo. Primo dei quali, il Capitano Nemo, una specie di pirata indiano nemico dell’imperialismo britannico ma disposto a impegnarsi per proteggere l’umanità e ottenere una tregua dagli inglesi. Se tutto questo vi ricorda qualcosa in termini di imperi occidentali e minacce terroristiche che richiamano alla solidarietà e all’unità, è normale. Se non vi basta, a un certo punto il posato Connery commenta il modo di sparare di un suo socio: “Molto americano, si spara come matti e si spera di colpire qualcosa”. Al gruppo si uniscono gli altri personaggi, più un improbabile Tom Sawyer, infilato nel copione per far contento il pubblico americano. Solo che per faccende di copyright, il nome di Tom Sawyer non si può usare, e così si chiama semplicemente Sawyer. E allo stesso modo, poichè i diritti cinematografici sull’Uomo invisibile di Wells sono già presi, il personaggio relativo qui si chiama Skinner ed evita riferimenti alla sua biografia.

Il film è una baracconata mal congeniata, ma è abbastanza divertente: grazie a riprese spettacolari, effetti speciali, un Nautilus sensazionale, e soprattutto a una serie di battute e allusioni ben riuscite agli originali letterari. Che saranno forse perse dal pubblico più giovane, a cui il genere di film è destinato: due ragazzini inglesi sono usciti dalla proiezione di Londra commentando che il personaggio Jekyll-Hyde fosse copiato da Hulk. Quando gli immortali Dorian Gray e Mina Harker ingaggiano un combattimento in cui le reciproche ferite si rimarginano cotinuamente, lui commenta: “sarà una cosa lunga”.
Prima della proiezione Connery sale sul palco e ringrazia tutti sibilando le esse. Ci sono gli altri attori, ma non l’unica ragazza, l’australiana Peta Wilson che ha sostituito più che degnamente Monica Bellucci, prevista all’inizio. Le riprese sono state lunghe e travagliate: basti citare l’alluvione di Praga che ha devastato il set principale del film, e la lite acerrima nata tra Connery e il regista Stephen Norrington.
I cultori del fumetto hanno criticato il film, come capita sempre in questi casi. Per loro, si sono perse ironie e sfumature che rendevano i personaggi più “umani” e complessi (Quatermain era oppiodipendente): per noialtri, invece, un Uomo invisibile che se ne approfitta per allungare le mani con la donna vampiro, un capo del servizio segreto che si chiama M, un personaggio che si presenta dicendo “Chiamatemi Ismaele” e un mister Hyde che vaga gobbo e deforme per i tetti di Parigi, possono essere sufficienti a pensare che ci sia qualcosa di più che in Hulk o Godzilla. Come risponde Dorian Gray al nemico esterefatto che gli chiede “ma cosa sei?”: “Sono un tipo complesso”.