Bagno o doccia? Mare o montagna? Fascisti o comunisti?

Alle comparazioni tra comunismo e fascismo e tra gli usi correnti delle due parole non mi appassiono. Ho l’impressione – parere mio presuntuosetto – che chi abbia continuamente la necessità di mettere in relazione l’uno con l’altro li abbia vissuti o con troppa intensità o non li abbia vissuti per niente. Io ho la fortuna – fortuna relativa – di non appartenere a nessuno dei due gruppi.

Vedo che sia Christian Rocca che Filippo Facci (sul Giornale, oggi) a proposito dell’uso dell’espressione “fascista” o “comunista” per definire l’aggressione contro l’ambasciatore israeliano a Firenze, trovano interessanti ancora queste comparazioni.

Io ho definito quell’aggressione fascista per due ragioni, scarsamente meditate lipperlì:

la prima è che ritengo i modi di quell’aggressione linguisticamente definibili “fascisti” piuttosto che “comunisti”. Benché non abbia in ogni caso nessun senso ai mie occhi la superficiale uguaglianza fascismo/comunismo (mi hanno insegnato a matematica che si sommano o si mettono in relazione solo termini uguali), posso arrivare a capire (matematica, appunto) che li si possa mettere in relazione quantitativamente: nelle loro conseguenze, nella loro permanenza, nella loro pericolosità. Qualitativamente, significano due cose diverse: per questo un gruppo di teppisti che con la violenza cerca di impedire che un signore parli liberamente, io li chiamo fascisti.

La seconda ragione è che ho una certa fissazione per la sottolineatura di come molti che pretendono di essere “di sinistra” non si differenzino in niente dai modi dei peggiori fascisti. E questo non è in contraddizione con quanto ho detto prima: io non credo che esistano un’ideologia di estrema sinistra e una di estrema destra, e che siano uguali. Credo che quelle che chiamiamo estrema destra ed estrema sinistra oggi si somiglino molto nei modi di pensare e agire, tanto da essere più un luogo politico unico e sciagurato che non due cose prossime alla destra e alla sinistra (il titolo di una cosa che ho scritto una volta, voleva dire questo).

Qualcuno ieri, in va’ a sapere quale ennesima polemichetta, ha ribattuto che non ha senso dare del fascista, perchè “il fascismo non esiste più”. Che è la fesseria di chi non sa distinguere un periodo storico da un modo di fare e pensare: anche Napoleone è bello morto, eppure conosciamo atteggiamenti napoleonici. Lo stesso vale naturalmente anche per “il comunismo” – mi tocca dirlo, per Rocca e Facci -: io non credo che nelle battute di Berlusconi la cosa assurda sia che i comunisti non esistono più (non solo esistono, ma molti rivendicano di esserlo). È che dirlo a Prodi fa un po’ ridere. Come dare del fascista a Bondi.

Quelli di Firenze, per me, si sono comportati da fascisti. Poi forse domani si comporteranno da comunisti. Se per lunedì diventeranno meno stronzi, mi pare la questione centrale