Il corrispondente nell’era della sua riproducibilità tecnica/2

Qualche tempo fa avevo scritto qui delle cose sul ruolo assurdo dei corrispondenti all’estero dei maggiori quotidiani. Ci torno per un esempio interessante, che riguarda oggi anche qualche quotidiano minore, mi pare.

Più di un anno fa, la striscia Doonesbury – che per ottenere attenzione in Italia ha avuto bisogno che Enzo Baldoni si facesse ammazzare – tornò come le capita spesso a fare notizia negli Stati Uniti. Uno dei personaggi più famosi e longevi, B.D., era stato ferito in Iraq, aveva avuto una gamba amputata e si era tolto dalla testa per la prima volta in trent’anni il leggendario casco, prima da football poi da guerra. Già da tempo l’atteggiamento del disegnatore Trudeau sulla guerra in Iraq era stato molto discusso: lui è sempre stato di sinistra, ma sulla guerra disegnava situazioni complesse, in cui le vittime si trovavano un po’ ovunque. Fu diffusamente intervistato e spiegò che gli faceva impressione quello che la guerra stava diventando per gli americani, per le persone e le loro relazioni, per le loro vite. Qualcosa di tutto questo, in particolare la striscia in cui B.D. si sveglia dall’anestesia, scopre l’amputazione e bestemmia – censurata da alcuni giornali americani -, arrivò in forma di boxino anche su un paio di giornali italiani: se non sbaglio La Stampa, tra questi.

Adesso quello che è successo è che un nuovo lotto di strisce già pubblicate di Doonesbury è stato raccolto in volume: accade ciclicamente, le raccolte sono nella stessa collana, simili l’una all’altra. Il nuovo libro ha avuto recensioni sui giornali americani che hanno colto l’occasione per raccontare di nuovo la visione di Trudeau sull’Iraq. Come quando fanno un libro delle spatafiate della Fallaci e tutti giù a recensirlo e a ridiscuterne.

Bene. Come avrete forse notato, alcuni giornali italiani segnalano o raccontano questa visione come se fosse una novità calata all’improvviso sul dibattito americano con l’uscita della raccolta: leggo addirittura di una “sorpresa”. Cosa c’entra tutto questo con il ruolo dei corrispondenti? Vedete voi: ma evidentemente le strisce dell’anno scorso, che un corrispondente poteva segnalare facilmente alla redazione – e forse ha segnalato – non sono state ritenute meritevoli di approfondimento, fino a quando non sono state viste – più di un anno dopo – riprese e spiegate nel loro valore su un New York Times arrivato fin qui. Dal che continuo a suggerire di richiamare a casa i corrispondenti – per l’uso che ne fate – e limtarsi a leggere i giornali in redazione, a Roma.

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