Un indù in latta

Ho un amico che ha due passioni: il tè e Francesco Guccini. Potrei dire che le condividiamo, ma sarebbe una vanteria, per quel che riguarda il tè. Nel senso che io sono un bevitore codardo e superficiale: bevo solo English Breakfast di Twinings, quello rosso, e faccio smorfie da bambino ogni volta che mi servono qualcosa che sia minimamente più originale, a cominciare dal povero Earl Grey. A Parigi ho comprato per mia moglie delle stupende varietà dei tè Mariage Frères, che giacciono inaffrontate nella dispensa perché io mi rifiuto ogni mattina di avventurarmi lontano dalla solita bustina rossa.

Ma torniamo al mio amico, che invece sperimenta. Volevo fargli un regalo e avevo avuto questa illuminazione: “picchiettavo un indù in latta di una scatola di té”. È un verso di “Autogrill”, la più bella canzone di Guccini (di quelli fraintesi in mille modi, peraltro).

Ho cercato scatole di té in latta, su eBay, per un pomeriggio. Ce ne sono di bellissime (e anche in legno). In particolare una di un venditore neozelandese (non so com’è, in Australia e Nuova Zelanda c’è un gran commercio di vecchie scatole di tè): arancione, con un bel corvo, a circa 35 euro. Ma niente indù, mannaggia.

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