Come se fosse normale

Dall’inizio della questione Telecom, mi è sembrato che la cosa più scandalosa non fosse come il Governo si muovesse, ma che si muovesse. Oggi il rubrichino di Hugo Dixon di Breaking Views lo spiega chiaro e tondo:

“Talvolta riesce difficile credere che l’Italia sia membro del G7. Le dimissioni di Marco Tronchetti fanno proprio sembrare l’Italia una repubblica delle banane. Telecom è una società privata: i politici potranno anche non gradire particolarmente l’idea di Tronchetti di vendere a qualche società straniera Tim, ma lo Stato è stato lautamente ed equamente remunerato per le sue quote in Telecom. Che cosa ha fatto, dunque, un ministro reclamando le dimissioni di Tronchetti? E che cosa ha fatto lo stesso Prodi, rivelando i dettagli – alquanto delicati da un punto di vista commerciale – dell’incontro riservato tra lui e Tronchetti? Dove è mai finito il rispetto per il mercato? Gli osservatori esteri che avevano considerato Prodi un uomo di mercato saranno rimasti perplessi e increduli. A sembrare sciocco e impiccione, ad ogni modo, non è solo il governo Prodi. Anche Tronchetti non sembra granché sveglio. A quanto pare il suo gruppo ha acuito lo scontro. Sono trapelati documenti che hanno fatto apparire ambiguo il campo di Prodi. I due apparentemente si detestano proprio. Segnare punti a proprio favore non è assennato quando ci si trova alla guida di una delle più importanti società del Paese e quando il tuo avversario è il primo ministro. Tronchetti forse ritiene che le sue dimissioni sono uno stratagemma intelligente che metterà a disagio Prodi. Dopo tutto, infatti, Tronchetti è tuttora, indirettamente, il maggiore azionista di Telecom. Guido Rossi, ha riconfermato la strategia di rendere Tim una società a sé nell’ambito di Telecom. Ciò che più conta è che Carlo Buora, intimo collaboratore di Tronchetti, è stato promosso e passa dalle funzioni di co-amministratore legato a quelle di vicepresidente esecutivo. Di conseguenza, Tronchetti potrebbe pensare di poter essere ancora lui a tenere le redini. Ma Rossi non è il burattino di nessuno. Sarà pure vicino a Tronchetti, ma è intimo anche di Prodi. Per adesso potrebbe portare ancora avanti il piano di Tronchetti, ma vaglierà il clima politico e darà ascolto al resto del consiglio, molti componenti del quale non erano stati chiamati in causa sulla nuova strategia di Tronchetti. Sapere se Telecom procederà allo scorporo, comunque, è quello che tutti stanno cercando di pronosticare. Una cosa, tuttavia, è chiara: dagli eventi della settimana scorsa l’immagine di tutti – Tronchetti, Prodi e l’Italia – ne esce danneggiata”

Breaking Views (letto su Repubblica)