La televisione fuori dalla televisione

Di come internet stia cambiando la televisione – di come stia “smontando” la televisione – qui abbiamo parlato spesso. Programmi e video che vengono diffusi solo sul web, il successo di YouTube, il traffico online di trasmissioni e serie televisive straniere, la distribuzione di programmi da vedere su microschermi come quelli del telefonino e dell’iPod. Di fatto non è più televisione, perché non è più contenuta in una televisione, e a volte non lo sarà mai (ci sono serie televisive americane che il pubblico italiano vede – per ora in gruppi esigui – solo scaricandosele dalla rete).

Poi c’è un ruolo più semplicemente archivistico di internet nei confronti della tivù: ormai sono moltissimi i modi con cui si può accedere dal web a contenuti televisivi italiani già andati in onda. Il Centro di ascolto dell’informazione radiotelevisiva, per esempio, gestisce un sito che aggrega e mostra i servizi di tutti i telegiornali delle reti nazionali. Altri contenuti video sono visibili sui siti propri delle rispettive trasmissioni. E poi ci sono i podcast, ovvero le registrazioni dei programmi, in gran parte archiviate e organizzate su iTunes. Crescono i podcast video, ma di altri programmi tv è possibile scaricare e riascoltarsi – come se fossero musica – le riproduzioni audio. In concorrenza con i molti programmi radiofonici, più agili e congrui al mezzo, nella classifica dei podcast più scaricati ci sono “Crozza Italia”, “Very Victoria”, “Deejay chiama Italia” nella versione tv, e le cose del “National Geographic channel”, in video. E “Otto e mezzo” e “Le invasioni barbariche” in audio. Ci siamo quasi, e tra poco potrete buttarlo via, quel cassone in mezzo al soggiorno: “la sera, ci riunivamo sul divano, davanti al computer…”

Vanity Fair

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