Vuoi parlarne? Parliamone

Ok, vediamo se Beppe Grillo è conseguente a due temi ricorrenti della sua polemica. Sostiene Grillo che tutti discutono e contestano modi e dettagli delle sue iniziative e proposte per eludere il loro contenuto, che nessuno prende in considerazione. E sostiene anche Grillo, che i referenti dei suoi temi sfuggono al confronto e alla discussione (salvo poi ironizzare sul fatto che invece gli rispondano, a lui, “un comico”).

A me Grillo diverte, lo trovo spiritoso, e a volte più sensato di certi suoi sostenitori. E vorrei quindi che mi spiegasse meglio i suoi progetti. Per esempio, quello sui condannati in parlamento. Ho scritto che lo trovo una fesseria: non ho usato la parola fesseria per insultare qualcuno, ma perché la sua assurdità mi pare palese, e non capisco come Grillo non possa percepirla, se è in buona fede.

Quindi, invito a Beppe Grillo, quello di internet, della rete, del confronto e del buon senso, a dirmi, a dirci, come supera le ragioni per cui quella proposta è una fesseria, senza le battute sul politico con la dinamite in tasca o le lisciate di pelo qualunquiste. Vuoi parlare di politica e democrazia? Parliamone. Io aspetto, e leggerò il tuo blog per sentire la tua risposta

(reincollo qui le obiezioni, a cui aggiungo, perchè qualcuno mi ha fatto esempi di questo genere, che c’è una differenza sostanziale e definitiva tra gli incarichi per titoli e competenze, e le cariche elettive)

“In uno stato di diritto, la pena si esaurisce e serve – con espressione sgradevole ma ci capiamo – a “riabilitare” il condannato e a fare da deterrente. Ovviamente la proposta Grillo non ha senso in nessuno dei due casi.

In più, la pena è comminata dal giudice. Grillo di fatto propone esattamente quell’ingerenza della politica sulla giustizia che solitamente gli fa scandalo: è il giudice che decide pene e pene accessorie. Se ritiene ce ne sia ragione, infligge l’interdizione dai pubblici uffici per un determinato tempo.

Ma imporre per legge che chi compie dei reati non ritornerà mai un cittadino come gli altri con i diritti degli altri (e parliamo tra l’altro non di efferati fatti di sangue) è il contrario dello stato di diritto.

Per non parlare, se qualcuno accampa ragioni di tutela della comunità, della pretesa antidemocratica che lo Stato “tuteli” i cittadini impedendo loro di votare questo o quel candidato limitando la loro possibilità di scelta e implicando a priori che i cittadini non siano in grado di esercitare i loro diritti. Siamo nell’ambito della dittatura”

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