Solo me ne vo

Tutti quelli che discutono sulla Rai, sul suo “nuovo assetto”, sulle sue magagne, sui suoi fallimenti, sui suoi miracolosi successi, sulle ingerenze della politica, dovrebbero fare un giro in Corso Sempione, d’agosto. Intendo la sede Rai di Milano, in Corso Sempione (che poi si dice sempre Corso Sempione ma l’ingresso sta in una stradetta a fondo chiuso che si chiama via Riva Villasanta, o via Riva di Villasanta, nessuno se lo ricorda mai).
Il palazzo di corso Sempione era stato progettato da Giò Ponti prima della guerra, fu poi bombardato, e concluso negli anni Cinquanta. Oggi è bruttozzo da fuori, ma ha un malinconico fascino retrò all’interno, tutto rivestito di piastrelline da piscina di un colore smorto che arricchisce l’atmosfera generale di avamposto dimenticato. Dentro ci si fanno molte cose, ma in un generale ovattamento che raggiunge il suo acme nell’orrendo scantinato al neon della mensa, e trova qualche concitazione solo al bar o all’ingresso quando arrivano rumorosi i pubblici delle trasmissioni. In alcuni corridoi si accatastano pile di cassette betamax, in altri sono depositati macchinari totalmente superati ma che nessuno ritiene di eliminare o regalare a un museo: e sbagliando strada ci si può trovare in certi vani scala che sembrano non visitati da decenni.
Ad agosto questa desolazione produttiva si esalta: dei cinque tornelli all’entrata ne funzionano solo due invece dei tre consueti, e tutti e quattro gli ascensori ti guardano con le sporte spalancate come a dirti “dai, vieni a fare un giro con me”. Ogni tanto, si incontra una persona. E ci si saluta, sulla stessa barca.

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