Appunti per un quotidiano da fare

Non si chiudano risentiti a riccio gli amici che ho a Repubblica: questa cosa la potrebbe scrivere chiunque ogni giorno (persino farne una rubrica), e diverrebbe forse noioso. Ma un giorno ogni tanto, ricordare come stiamo messi magari aiuta. Magari.
Quando io dico che i quotidiani italiani sono fatti male – molto male – non mi riferisco di solito a chi li scrive (che pure…) ma a chi li fa, appunto. È la costruzione del giornale, la sua ideazione, il modo in cui si sceglie cosa farne, cosa pubblicare, quali pezzi commissionare, quali copiare, a chi affidarli, come impaginare, come titolare, cosa scrivere nelle didascalie, cosa mettere nelle brevi. Questa è la parte più trasandata e maldestra dei giornali italiani, quella dove il controllo della qualità è più basso o inesistente. Ogni giorno compaiono sui quotidiani italiani trascuratezze, errori, e cose spiegate male per cui la formula “rispondiamo solo ai nostri lettori” dovrebbe avere un senso: perché i lettori domandano “ma come cazzo li fate ‘sti giornali? ma che vuol dire ‘sta roba?”.
Prendete Repubblica, oggi. In prima pagina (in prima pagina) ci sono due articoli due dai corrispondenti in America, entrambi molto bravi. I due pezzi sono sullo stesso argomento (le dimissioni di Bill Richardson) e sono uno accanto all’altro: e in prima come di consueto compaiono solo le prime righe. Tra queste prime righe, nel pezzo di Calabresi è scritto che Obama “perde uno dei suoi pezzi migliori, Bill Richardson”; dieci righe dopo, in quello di Zucconi è scritto che Obama “perde uno dei pezzi più pregiati del team, il ministro Bill Richardson”. E ancora: il pezzo di Calabresi, all’interno, dice che si tratta di “un pesante colpo di immagine” e “un brutto colpo di immagine”. E qual è il titolo in prima pagina? “Brutto colpo all’immagine”, certo: solo che è il titolo del pezzo di Zucconi.
Nello stesso numero di Repubblica a caso, quello di oggi, c’è un titolo in cui è scritto “raimbow”, con la emme. E un articolo sulla morte del figlio di Travolta in cui si usa la formula “Travolta e Kelly Preston hanno sempre negato che il figlio soffrisse di autismo”: cosa vuol dire? Da dove nasce questa smentita? Qual è la notizia, che era autistico o che non lo era? E soprattutto, cosa c’entra? Boh, non è dato saperlo. Nel supplemento R2 c’è una pagina intera dedicata alla smentita dei luoghi comuni su cosa si produce dove in Italia. La storia poteva essere interessante: solo che se leggi l’articolo l’unica sorpresa è che si produrrebbe più marmo in Sicilia che a Carrara. Tutti gli altri luoghi comuni sono rispettati: la moda in Lombardia, la pasta in Campania, e le presunte sorprese sarebbero che si fa più vino in Veneto che in Toscana e che sui motori da diporto la Lombardia supera la Liguria. Il tipico pezzo che in una redazione normale il giornalista propone, il caporedattore dice “buono: va’ avanti”, poi vede i risultati e decide di lasciar perdere.
Sulla Stampa, che di solito è fatta un po’ meglio, oggi c’è un pezzo in prima pagina che racconta una storia che sembra notevole e particolare: le persecuzioni e minacce subite da uno che crea suonerie telefoniche. Vi starete chiedendo perché: qui c’è l’articolo. Io non l’ho capito, e se lo capirò sarà solo facendo delle ricerche su internet, ora che mi è venuta la curiosità. La famigerata internet.

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